Sudan, 9,8 milioni di animali da vaccinare
La FAO avvia una campagna nazionale per sostenere 1,2 milioni di famiglie che dipendono dall’allevamento. Conflitto, sfollamenti e crisi climatica continuano a mettere sotto pressione la sicurezza alimentare.
Proteggere quasi 10 milioni di animali per difendere la sicurezza alimentare e il reddito di oltre un milione di famiglie. La FAO ha avviato in Sudan una campagna nazionale di vaccinazione del bestiame in un Paese dove il conflitto, gli sfollamenti e la crisi economica continuano a mettere sotto pressione le comunità rurali.
La campagna 2026-2027 punta a raggiungere 1,2 milioni di famiglie che possiedono bestiame e 9,8 milioni di animali in tutto il territorio nazionale. L’iniziativa fa parte della risposta di emergenza della FAO per tutelare la produzione agricola, rafforzare la sicurezza alimentare e sostenere la ripresa delle comunità rurali.
Il lancio è avvenuto a Sharg An Neel, nello Stato di Khartoum, durante una visita in Sudan del direttore dell’Ufficio per le emergenze e la resilienza della FAO, Rein Paulsen. Nel corso della missione, che ha interessato Khartoum, White Nile e Sinnar, Paulsen ha incontrato rappresentanti del governo, agricoltori, allevatori, pescatori e comunità locali per approfondire le conseguenze della crisi e il ruolo delle attività produttive nella ripresa.
Il patrimonio zootecnico rappresenta infatti una risorsa essenziale per il Paese. Nel 2025 il Sudan contava circa 115,4 milioni di animali, fondamentali sia come fonte di reddito sia per l’alimentazione di milioni di famiglie agro-pastorali. Per le comunità sfollate, in particolare, latte e altri prodotti di origine animale contribuiscono alla nutrizione dei bambini e al sostentamento delle famiglie.
Il conflitto iniziato nell’aprile 2023 ha però colpito duramente anche questo settore, interrompendo i servizi veterinari, danneggiando le infrastrutture e indebolendo i sistemi di sorveglianza e vaccinazione. Secondo le stime riportate dalla FAO, le perdite legate al comparto zootecnico sfiorano i 3 miliardi di dollari.
Tra le strutture danneggiate figura anche il Central Veterinary Research Laboratory di Soba, laboratorio nazionale di riferimento e unico produttore sudanese di vaccini veterinari da oltre cinque decenni. Prima del conflitto era in grado di produrre fino a 35 milioni di dosi all’anno.
Per far fronte alla riduzione della capacità nazionale, nel 2025 la FAO ha sostenuto l’importazione di circa 23 milioni di dosi di vaccino, insieme alla gestione della catena del freddo, al trasporto e alla distribuzione nelle aree di allevamento. Tra ottobre 2025 e luglio 2026 sono stati vaccinati 8,4 milioni di animali, raggiungendo circa 537mila famiglie, pari a 2,7 milioni di persone.
La nuova campagna sarà indirizzata contro le principali malattie del bestiame e sarà accompagnata dalla distribuzione di voucher per mangimi concentrati e blocchi di sali minerali alle famiglie ammesse al programma. L’obiettivo è migliorare la nutrizione e la salute degli animali e aiutare le famiglie colpite dal conflitto a preservare una delle loro principali risorse produttive.
Ma la pressione sulla sicurezza alimentare sudanese non riguarda soltanto gli allevamenti. Conflitto, sfollamenti, difficoltà dei mercati e aumento dei costi di produzione e trasporto continuano a incidere anche sull’agricoltura. Secondo la FAO, la produzione cerealicola nazionale è rimasta tra il 22 e il 25% al di sotto della media negli ultimi tre anni.
A questi problemi si aggiunge il rischio climatico. Le previsioni riportate nel comunicato indicano un possibile deficit delle precipitazioni del 30-40%, associato a quello che viene previsto come il più significativo evento di El Niño mai registrato. In questo scenario, l’accesso a sementi resistenti alla siccità e ad altri mezzi di produzione agricola potrebbe diventare determinante per evitare un ulteriore deterioramento della sicurezza alimentare.
Durante la stagione 2024-2025, la FAO ha distribuito sementi e altri aiuti agricoli a oltre 832mila famiglie in 15 Stati, mettendo a disposizione più di 8mila tonnellate di sementi e contribuendo, secondo l’organizzazione, a una produzione complessiva di 6,6 milioni di tonnellate di cereali.
Resta però aperto il problema delle risorse. La FAO indica per il Sudan un fabbisogno di 444,1 milioni di dollari nell’ambito del proprio piano di emergenza e resilienza 2026-2028, mentre il piano umanitario per il 2026 ha finora finanziato soltanto l’11% delle necessità relative all’agricoltura d’emergenza.
La vaccinazione del bestiame diventa così una componente di una risposta più ampia alla crisi sudanese: proteggere gli animali significa preservare cibo, reddito e mezzi di sussistenza per comunità che continuano a fare i conti con gli effetti del conflitto e con una crescente vulnerabilità climatica.
