giovedì, Aprile 16, 2026
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L’Italia che corre a passo lento: il boom dei “Cammini”

Esiste un paradosso felice nell’Italia contemporanea: mentre il mondo corre freneticamente verso un futuro ipertecnologico, centinaia di migliaia di persone scelgono di rallentare. Un rallentamento che però, dati alla mano, viaggia a una velocità impressionante.

Secondo la nona edizione del dossier “Italia, Paese di Cammini” curato da Terre di mezzo Editore, il 2025 ha segnato uno spartiacque: oltre 300.000 viandanti hanno attraversato lo Stivale, con un incremento del 56% rispetto all’anno precedente. Non siamo più di fronte a una nicchia di devoti, ma a un movimento culturale che sta ridisegnando le geografie economiche del Paese.

Il turismo lento è un motore economico potente che arriva dove i grandi flussi internazionali non riescono (o non vogliono) arrivare. I dati presentati alla fiera “Fa’ la cosa giusta!” scattano una fotografia nitida:

Indicatore 2025Valore
Camminatori (stima minima)300.046
Incremento annuo+56%
Impatto economico complessivo> 336,4 milioni di €
Spesa media giornaliera87,29 €
Durata media dell’esperienza7,4 giorni

Questi 336 milioni di euro non finiscono nelle casse di grandi catene internazionali, ma restano capillarmente sul territorio. Alimentano la piccola locanda di un borgo appenninico, il forno che recupera grani antichi, la guida ambientale che racconta la biodiversità locale. È un’economia della “prossimità” che trasforma il passaggio in risorsa.

Esiste quindi un’altra Italia, meno patinata, fatta di crinali silenziosi, borghi arroccati, aree rurali e sentieri che profumano di ginestra e storia. È l’Italia delle aree interne, territori che per decenni abbiamo chiamato “marginali” e che oggi, nonostante lo spopolamento, possono ritrovare una nuova centralità grazie al boom del turismo lento.

Dietro  i dati numerici del dossier “Italia, Paese di Cammini”  si nasconde una piccola rivoluzione culturale che, con la giusta guida, può riscrivere il destino dei tanti piccoli comuni.

Per anni, il modello di sviluppo turistico dominante è stato il “mordi e fuggi”: grandi flussi concentrati in poche città d’arte, consumo rapido di spazi e risorse, e una ricchezza che raramente ricade sulla comunità locale. Il turismo lento inverte questa rotta.

“Il camminatore non consuma il territorio, lo attraversa. E attraversandolo, gli restituisce vita.”

Nelle aree interne, dove lo spopolamento ha lacerato il tessuto sociale, il passaggio dei viandanti agisce come un micro-ossigenatore economico e sociale.

Sostare per oltre sette giorni in un’area significa entrare in sintonia con il suo Genius Loci. Il turismo lento diventa così l’unico capace di valorizzare ciò che il borgo già possiede, senza bisogno di infrastrutture pesanti o snaturanti:

  • Identità materiale: La pietra delle case, l’artigianato, i sapori fuori dalla grande distribuzione.
  • Relazione umana: Il viandante ha il tempo di ascoltare, rompendo l’isolamento delle comunità locali.
  • Sostenibilità sociale: I flussi sono distribuiti nel tempo, evitando quei picchi stagionali che spesso mettono in crisi l’equilibrio dei piccoli centri.

L’indagine rivela un ricambio generazionale inaspettato: il 27% dei camminatori ha meno di 45 anni. Le nuove generazioni cercano un modo di viaggiare basato sull’essenzialità e sul contatto fisico con la terra.

A questa accelerazione ha contribuito anche la cultura popolare: il successo cinematografico di Checco Zalone con “Buen camino” ha portato il tema del camminare davanti a quasi 10 milioni di spettatori, sdoganando l’idea che la felicità possa trovarsi in uno zaino e un paio di scarponi anziché in un resort di lusso.

Il 2025, complice l’effetto del Giubileo su percorsi come la Via Romea Strata e la Francigena, ha dimostrato che la crescita è strutturale. Lo Stato ha iniziato a rispondere: tra lo stanziamento di 30 milioni di euro dal Ministero del Turismo e la nuova legge dedicata (Legge 13 febbraio 2026 n. 24 sui Cammini), i cammini sono diventati un asset strategico nazionale.

La Repubblica promuove i cammini come itinerari percorribili a piedi o con altre forme di mobilità dolce sostenibile, senza l’ausilio di mezzi a motore, al fine di valorizzarne caratteristiche ed elementi culturali, storici, religiosi, naturalistici ed escursionistici

La vera rivoluzione pertanto non è solo nei numeri, ma nel riconoscimento giuridico. Con la nuova legge, il cammino smette di essere considerato un semplice hobby per appassionati e viene elevato a pilastro strategico dello sviluppo territoriale. Il provvedimento sancisce una visione integrata dove sostenibilità ambientale, valorizzazione della cultura locale e benessere individuale convergono in un unico modello economico.

Per trasformare questa visione in realtà, la legge introduce tre novità fondamentali che ne disegnano la nuova architettura organizzativa:

  • Il Registro Nazionale dei Cammini: Una “banca dati del valore” che fungerà da sigillo di garanzia. Solo gli itinerari che rispetteranno rigorosi standard di qualità, sicurezza e accessibilità otterranno la certificazione ufficiale, offrendo ai viandanti (italiani e internazionali) una mappatura affidabile e protetta.
  • La Cabina di Regia al Ministero del Turismo: Un centro di comando istituzionale nato per superare la frammentazione. Il suo compito sarà armonizzare le politiche tra Stato e Regioni, garantendo che le risorse e le strategie non si disperdano ma confluiscano in un progetto unitario di promozione del Paese.
  • Il Tavolo Permanente per il Turismo Lento: Uno spazio di democrazia partecipativa che mette finalmente allo stesso livello istituzioni, associazioni e operatori del settore. È il luogo dove chi vive il cammino ogni giorno può dialogare direttamente con chi legifera, assicurando che le norme restino aderenti alle reali necessità del territorio.

Questa “architettura della lentezza” garantisce che il boom dei cammini non sia un fenomeno passeggero, ma un’infrastruttura culturale e civile solida su cui costruire il futuro dei nostri borghi.

L’Italia, con i suoi 250 cammini censiti, ha l’opportunità unica di proporre un modello di sviluppo che non “usi” i territori, ma li rigeneri. Camminare assecondando ritmi lenti è, in fondo, l’atto politico più radicale che possiamo compiere per difendere lo spirito autentico delle nostre comunità.

Perché se è vero che i cammini “corrono”, è altrettanto vero che lo fanno per fermarsi laddove nessuno si fermava più, trasformando l’abbandono in una nuova, vibrante opportunità di vita.

Autore

  • Francesca Liani

    Francesca Liani, romana di nascita e cittadina del mondo, unisce una solida formazione umanistica a competenze in studi internazionali. Come project manager ha seguito importanti campagne di comunicazione e promozione all’estero di Consorzi DOP italiani, valorizzando eccellenze come olio EVO, mozzarella di bufala campana e pomodoro San Marzano. In qualità di esperta in marketing territoriale, racconta storie e tradizioni alimentari dei luoghi con un focus su sostenibilità e identità locale. La sua scrittura esalta il valore del Made in Italy rendendo protagonisti prodotti e territori quali ambasciatori della cultura del buon vivere nel mondo.

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