giovedì, Settembre 24, 2026

Le “pietruzze”

Dal Governo una propaganda da “Ventennio”

Il fascismo sarà pure morto e sepolto come dicono ma è un fatto che questo Governo di Destra, il primo della nostra storia repubblicana, ricorda in alcuni momenti la propaganda di quegli anni.

Forse i suoi elettori non hanno acquisito ancora autonomia di giudizio, alcuni credono di aver preso di nuovo Roma e si “bevono” tutto quello che da Palazzo Chigi si vuol far loro credere.

Da un anno la Premier si sforza di presentare la sua Coalizione coesa e in pieno accordo, una sorta di Mulino Bianco. Ma non è così.

Già prima delle elezioni i tre Partiti erano divisi ma intelligentemente, al contrario delle Sinistre, si sono messi insieme per vincerle. E le hanno stravinte.

Ma i contrasti sono emersi subito, fin dell’elezione della seconda carica dello Stato. quando Forza Italia si mise di traverso a Ignazio Benito La Russa. Impedimento superato dalla Meloni con il famoso “non sono ricattabile”. E col senno di poi ci si interroga sul significato di quell’avvertimento e sul destinatario.

Ma torniamo all’oggi. Ci vuole una faccia di tolla per dire che sulla manovra economica del prossimo anno c’è pieno accordo fra gli Alleati e che i rapporti con Matteo Salvini sono ottimi.

Nella sua narrazione “buonista” il Presidente del Consiglio ci vuole far credere che Cristo sia morto di freddo? Ma allora perché due settimane di ritardo tra il Consiglio dei ministri che il 16 ottobre ha approvato il provvedimento e l’invio del testo in Parlamento? Che cosa non andava che occorreva aggiustare?

Meloni volle rimarcare che tutti erano d’accordo e che il Consiglio dei ministri lo licenziò “a tempo di record” in poco più di un’ora “a dimostrazione – sottolineò allora il Presidente del Consiglio – dell’unità di vedute della maggioranza che sostiene il governo”.

 E Salvini, nella stessa conferenza stampa, lo presentò come blindato invitando gli Alleati a non presentare emendamenti. Esautorando di fatto il Parlamento. Mai avvenuto prima, se non nel… ventennio!

O forse la blindatura riguardava solo le opposizioni? Nel senso che tutti questi giorni sono serviti per mettere d’accordo la Coalizione in disaccordo su alcune misure. Ma allora quella conferenza stampa era solo di facciata, serviva a nascondere gli attriti interni offrendo una “falsa” compattezza.

E quindi si abbandona per le pensioni quota 104 invista alla Lega, oppure la cedolare secca sugli affitti resta al 21 per cento come chiede Forza Italia?

È questo il clima da Mulino Bianco che Meloni vorrebbe raccontarci?

(PdA – 29 ottobre 2023)


Manovra economica: Meloni se la canta e se la suona

La definisce “seria e realistica, che non disperde risorse ma le concentra su alcune priorità”. Giorgia Meloni presenta così la legge di bilancio del prossimo anno.

È così? Non si direbbe, considerando anche la “blindatura” che il governo le vorrebbe imporre e, quindi, l’impossibilità del Parlamento ad introdurre provvedimenti che eventualmente potrebbero migliorarla, soprattutto verso gli ultimi, i poveri, i migranti, gli emarginati.

La Premier – e siamo alla seconda manovra dopo quella inizialmente “abbozzatale” da Draghi – si rifugia nelle difficoltà internazionali (due guerre) ed economiche dell’Italia per dire che delle cose grandiose promesse in campagna elettorale non se ne farà nulla. Il tutto rinviato, secondo un “mantra” di tutta la Destra, alla fine della legislatura. Nel senso: c’è tempo, quello che non abbiamo fatto finora lo faremo nei prossimi anni.

Ma è difficile crederlo perché si ha l’impressione invece che il Governo, piuttosto confuso e “in competizione” al suo interno in vista delle Europee, si basi sulla provvisorietà e manchi, anche per la “pochezza” di diversi suoi ministri, di una visione complessiva sul futuro del Paese.

Vorremmo sapere da Giorgia Meloni, ma non ce lo dice, che Italia sarà quella che tra quattro anni ci consegnerà.

E così si va avanti, “a spizzichi e bocconi”. A Roma si dice “se la canta e se la suona”. Nessuna reale presa in carico delle tante famiglie che hanno difficoltà a far quadrare i conti. Silenzio sui disabili dimenticati o sugli anziani non autosufficienti, tanto per fare qualche esempio. Così come il tanto sventagliato incremento dei sussidi agli asili nido è quasi del tutto irrilevante per avere effetti concreti sulla decisione di avere un figlio. Una giovane coppia ha difficoltà a programmarlo se vive di precarietà o di lavoro povero, se non sa se il posto di lavoro domani ci sarà ancora, se deve dipendere ancora dai propri genitori perché lo Stato non è in grado di assicurare servizi che, all’estero, sono invece la normalità.

Vero è che la coperta è corta ma è sulle scelte che si misura la capacità di un Premier: dare spazio alle concrete necessità della gente o soddisfare le esigenze, spesso solo elettorali, di qualche alleato bizzoso?

(PdA – 26 ottobre 2023)

Autore

  • Giornalista parlamentare collabora con importanti media nazionali. In Parlamento per oltre 40 anni ha seguito la storia politica del Paese, dalla prima repubblica ad oggi. Ha ricoperto l'incarico di caposervizio all'agenzia giornalistica Asca per la quale successivamente ha diretto, come redattore capo, il servizio politico-parlamentare.

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