Troia Wine Route, il vino incontra l’archeologia
Presentato per la prima volta in Italia il nuovo itinerario enoturistico di Çanakkale: dai vigneti di Gallipoli all’isola di Bozcaada, passando per l’antica città di Troia.
Seguendo i vigneti si può arrivare fino a Troia. È questa l’idea alla base della Troia Wine Route, il nuovo itinerario enoturistico della regione di Çanakkale, nella Turchia nord-occidentale, presentato per la prima volta in Italia durante un incontro promosso a Roma dall’Ambasciata turca.
Il percorso attraversa l’antica regione della Troade e mette in collegamento i vigneti della penisola di Gallipoli, l’area di Eceabat, l’antica città di Troia e l’isola di Bozcaada. Non una semplice successione di degustazioni e visite in cantina, quindi, ma un viaggio nel quale vino, archeologia, cucina, paesaggio e ospitalità diventano parti della stessa esperienza.
L’idea è spingere il visitatore a fermarsi più a lungo, dedicando due o tre giorni alla scoperta del territorio anziché limitarsi a una visita veloce. Una strategia che guarda anche alla destagionalizzazione: oggi una parte importante dei flussi turistici si concentra nei mesi estivi e nei fine settimana, mentre vino, vendemmia e gastronomia possono diventare motivazioni di viaggio anche in primavera e in autunno. L’obiettivo del progetto è arrivare progressivamente a una stagione turistica di sette-otto mesi.
A rendere particolare la rotta sono soprattutto le varietà di uva autoctone. A Bozcaada, l’antica Tenedo, cresce il Çavuş, caratterizzato da acini grandi e da un profilo aromatico marcato, insieme al bianco Vasilaki. Tra le uve rosse ci sono invece Kuntra, conosciuto anche come Karasakız, e Karalahna, dal quale si ottengono vini generalmente più strutturati.
Vitigni che il progetto vuole tutelare anche di fronte alla crescente diffusione delle varietà internazionali. Il vino diventa così uno strumento per conservare una parte della biodiversità agricola e, contemporaneamente, per costruire un’identità riconoscibile per il territorio.
La rete comprende oggi cinque produttori – Asmadan, Etruscan, Çamlıbağ, Talay e Yükseltan – insieme all’Avec Hotel, primo tassello dedicato all’ospitalità. Realtà diverse, distribuite tra Gallipoli, Eceabat e Bozcaada, ma accomunate dal tentativo di recuperare e valorizzare la tradizione vitivinicola locale.
Il legame con il vino, del resto, precede di molto la nascita della nuova rotta. La viticoltura accompagna da secoli la storia della Troade e di Bozcaada e trova spazio persino nel racconto omerico. Il progetto utilizza questa stratificazione storica attraverso il concetto di “memoria della terra”: il paesaggio contemporaneo viene letto come il risultato delle comunità, delle coltivazioni e delle conoscenze che si sono succedute nel territorio.
Un rapporto tra passato e presente che emerge con particolare forza a Troia. L’antica città, patrimonio mondiale UNESCO, rappresenta una delle tappe centrali del percorso, mentre a Bozcaada la tradizione vitivinicola continua ancora oggi attraverso varietà locali come Çavuş, Vasilaki e Kuntra.
La presentazione romana diventa quindi il primo passo per far conoscere la destinazione anche al pubblico italiano. Tra gli sviluppi previsti ci sono la promozione sui mercati internazionali, nuove collaborazioni con il settore turistico e il futuro collegamento con reti europee dedicate alle strade del vino.
La Troia Wine Route prova così ad aggiungere un nuovo percorso alla geografia già conosciuta della Türkiye nord-occidentale: dalle rovine archeologiche ai filari, dal mito alla produzione agricola contemporanea. Un territorio in cui il vino diventa un altro modo per leggere la storia.
