domenica, Settembre 13, 2026
TerritorioTurismo in Italia

Roccagorga celebra la capra, sapore dei Monti Lepini

Ci sono sapori capaci di raccontare un territorio meglio di molte parole. A Roccagorga uno di questi è senza dubbio quello della carne di capra, protagonista di una tradizione gastronomica che ogni estate torna a riunire il paese in occasione della Fiera dei Prati – Sagra della Capra. L’appuntamento torna quest’anno dal 16 al 18 agosto, nella zona artigianale dei Prati, per un’edizione particolarmente significativa: la numero 78. Quasi ottant’anni di storia per una manifestazione che ha accompagnato i cambiamenti di Roccagorga mantenendo saldo il legame con le sue origini rurali.

Dalla Fiera dei Prati alla Sagra della Capra

Prima ancora di diventare un appuntamento gastronomico, la Fiera dei Prati nasce come espressione della vita agricola e pastorale del territorio. Un luogo di incontro per allevatori, agricoltori e commercianti, in un periodo in cui il rapporto con la terra e con gli animali rappresentava una componente centrale dell’economia e della quotidianità dei paesi dei Monti Lepini.

Con il passare dei decenni quella realtà è inevitabilmente cambiata, mentre la fiera si è trasformata in una festa popolare. Ciò che è rimasto immutato è il legame con la cultura contadina e soprattutto con uno dei suoi prodotti più caratteristici, la carne di capra.

L’allevamento caprino ha infatti trovato storicamente nei territori collinari e montani dei Lepini un ambiente favorevole. Da qui nasce anche una cucina fatta di ingredienti semplici, preparazioni lunghe e ricette tramandate nelle famiglie.

Durante i tre giorni della manifestazione sarà proprio la carne di capra il piatto d’onore degli stand gastronomici, che apriranno ogni sera alle 19.

La preparazione tradizionale richiede tempo e una lunga cottura, necessaria per ottenere una carne morbida e un sugo dal sapore intenso. Una ricetta che conserva ancora oggi qualcosa della cucina di una volta e che, per molte famiglie rocchigiane, richiama inevitabilmente pranzi, feste e ricordi condivisi. Accanto alla capra sarà possibile assaggiare anche altri piatti della tradizione locale. La gastronomia diventa così il punto di partenza per riscoprire una cultura che non vive soltanto nei libri o nei musei, ma continua a essere tramandata anche attraverso una tavola apparecchiata.

Non solo gastronomia: torna il mondo della tradizione rurale

La 78ª edizione punta infatti a recuperare diversi elementi legati alla storia originaria della Fiera dei Prati.

Particolarmente significativa sarà la giornata di martedì 18 agosto, quando dalle 8 del mattino aprirà l’area mercatale e artigianale della 78ª Fiera. Alle 18:30 tornerà inoltre la trebbiatura con mezzi agricoli d’epoca, un momento che permetterà di vedere da vicino macchinari e pratiche che appartengono alla memoria agricola del territorio.

Durante tutte e tre le giornate ci saranno inoltre dimostrazioni della produzione del formaggio con degustazioni, esposizioni di prodotti artigianali e un’area dedicata ai mezzi agricoli d’epoca.

Un modo per ricordare che dietro una sagra gastronomica esiste una storia fatta di lavoro nei campi, allevamento, produzioni locali e saperi che hanno segnato per decenni la vita delle comunità lepine.

Un Ferragosto alla scoperta dei Monti Lepini

La Fiera dei Prati può diventare così anche un’occasione per chi arriva da fuori per conoscere Roccagorga e, più in generale, il territorio dei Monti Lepini.

Le sagre mantengono infatti il loro valore quando riescono a essere qualcosa di più di una semplice occasione per mangiare. Nel caso di Roccagorga, dietro il piatto simbolo della manifestazione c’è una storia che parla di montagna, allevamento, agricoltura e vita comunitaria.

La 78ª Fiera dei Prati prova a riportare insieme tutti questi elementi: il sapore della capra, i vecchi mezzi agricoli, la trebbiatura, la produzione del formaggio, l’artigianato e la musica.

Dal 16 al 18 agosto 2026, quindi, l’appuntamento è nella zona artigianale dei Prati di Roccagorga. Tre giorni per assaggiare uno dei piatti più caratteristici della cucina locale, divertirsi e, soprattutto, scoprire una tradizione che da quasi ottant’anni continua a raccontare l’identità del paese.

Autore

  • Carlotta Maurizi

    Laureata in Lingue e e successivamente specializzata con una laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo Sviluppo, ha maturato vasta esperienza nella comunicazione sociale, nella gestione di siti web e canali social per enti pubblici e associazioni. Appassionata di cultura, volontariato e progetti di impatto sul territorio, specialmente nella zona del basso Lazio dove è nata e risiede.

    Visualizza tutti gli articoli
Hide picture