lunedì, Marzo 9, 2026
Olivicoltura

«Restituire vita alla terra»: l’Itrana secondo Solatìa Farm

Nelle Colline Pontine, dove il paesaggio alterna terrazze in pietra, ulivi secolari e una luce che cambia con le stagioni, Solatìa Farm ha scelto di far rinascere ciò che sembrava destinato a scomparire. La storia dell’azienda prende forma tra Roccasecca dei Volsci e Sonnino, dove una famiglia ha deciso di restituire valore a uliveti antichi, trasformandoli in un progetto contemporaneo di qualità, sostenibilità e identità territoriale.

«Abbiamo recuperato terreni con uliveti storici trascurati, restituendoli alla produzione attiva,» racconta Rosanna Ottaviani, socia e co-fondatrice dell’azienda. «Per noi significava non solo ricominciare a produrre olio, ma recuperare paesaggio, saperi tradizionali e biodiversità.»
È attraverso questo sguardo – tecnico e affettivo – che Solatìa Farm ha iniziato a prendere forma.

Il primo passo è stato coraggioso: intervenire su uliveti che avevano perso produttività, in parte danneggiati dal tempo, in parte segnati dall’abbandono. Rosanna lo descrive come un lavoro di precisione, fatto di potature mirate, rinnovamento delle piante, ripristino dei terrazzamenti e una gestione del suolo rispettosa dei cicli naturali. «Ogni pianta recuperata è un tassello di un paesaggio che non vogliamo perdere,» spiega. «Gli uliveti antichi sono habitat, memoria, struttura del territorio. Recuperarli significa evitare l’impoverimento biologico e proteggere un patrimonio culturale che appartiene a tutti.»

Questa filosofia è diventata la base operativa dell’azienda: produrre olio significa prima di tutto prendersi cura della terra che lo genera.

In Solatìa Farm ogni fase è controllata direttamente. «Per noi dalla terra alla tavola significa avere piena tracciabilità: sappiamo da quale lotto arriva ogni oliva, quando è stata molita, quali analisi ha superato,» spiega Rosanna. La filiera integrata – dalla gestione dell’uliveto fino all’imbottigliamento – permette all’azienda di rispettare il disciplinare biologico e quello della DOP Colline Pontine, garantendo un olio non solo buono, ma documentato in ogni passaggio.

Il processo è rigoroso: raccolta al giusto grado di maturazione, trasporto rapido, molitura entro poche ore con estrazione a freddo, controlli chimico-fisici e panel test periodici. «Vogliamo che chi acquista il nostro olio sappia esattamente cosa sta scegliendo,» afferma. «La trasparenza è parte della nostra identità.»

Le Colline Pontine offrono a Solatìa un terroir ricco e complesso. Il microclima mitigato dal mare, le escursioni termiche e i suoli minerali donano all’olio un profilo aromatico strutturato e riconoscibile. Ma non basta il territorio: bisogna saperlo accompagnare.
L’azienda adotta pratiche agronomiche sostenibili, dalla concimazione organica alle coperture vegetali, dalla minima lavorazione del suolo alla gestione dell’acqua, fino alla creazione di fasce fiorite che favoriscono insetti utili e biodiversità.
«Lavorare in agricoltura oggi significa affrontare sfide come siccità ed eventi climatici estremi,» sottolinea Rosanna. «Le tecniche sostenibili sono una necessità, l’unico modo per garantire futuro all’olivicoltura.»

Solatìa ha deciso di puntare su una sola cultivar: l’Itrana, simbolo e voce autentica delle Colline Pontine. «È la varietà che racconta meglio il nostro territorio,» afferma Rosanna. «L’Itrana esprime equilibrio, intensità e un’identità immediatamente riconoscibile.»

Il risultato è un olio dal fruttato verde medio, con sentori di oliva fresca, pomodoro, mela verde e note erbacee. In bocca è morbido, armonico, con un amaro e un piccante equilibrati e un finale pulito e persistente. Rosanna ama suggerire abbinamenti non convenzionali: «Un filo d’olio sulla bruschetta o sul pesce è un classico, ma provatelo anche sul gelato fiordilatte o con il cioccolato fondente: l’Itrana sa sorprendere.»

Oltre alla produzione, Solatìa Farm investe nella divulgazione. L’oleoturismo è diventato parte integrante del progetto: visite guidate negli uliveti, degustazioni tecniche, percorsi formativi per famiglie, appassionati, buyer e chef. Solatìa Farm partecipa a fiere italiane e internazionali – tra cui FOODEX Japan, Olio Capitale ed Evoo Trends – occasioni preziose per dialogare con operatori, buyer e chef.
Parallelamente l’azienda sta sviluppando una presenza all’estero attraverso marketing digitale multilingua, packaging riconoscibile, attività di business matching e materiali informativi dedicati ai mercati europei e asiatici. «Le collaborazioni con chef e ristoranti, in Italia e all’estero, ci aiutano a mostrare l’olio nel suo utilizzo migliore,» spiega Rosanna. «È un modo per valorizzare le potenzialità dell’Itrana e costruire reputazione.»

La visione di Solatìa Farm parte da un’idea di “olio buono” che va oltre le caratteristiche sensoriali. «Per noi l’olio buono è un equilibrio tra qualità, sostenibilità e responsabilità sociale,» sintetizza Rosanna. «Vogliamo crescere senza perdere questi principi.»

Il progetto punta a diventare un modello replicabile per il Lazio, basato sul recupero degli uliveti, sulle pratiche rigenerative, sulla collaborazione con enti e comunità locali e sulla valorizzazione delle cultivar autoctone. In un settore che affronta ogni giorno le sfide del clima, dei costi e della competitività internazionale, Solatìa Farm dimostra che la qualità nasce da scelte precise, visione condivisa e un legame forte con la terra.

Autore

  • Carlotta Maurizi

    Laureata in Lingue e attualmente studentessa magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo Sviluppo, ha maturato vasta esperienza nella comunicazione sociale, nella gestione di siti web e canali social per enti pubblici e associazioni. Appassionata di cultura, volontariato e progetti di impatto sul territorio, specialmente nella zona del basso Lazio dove è nata e risiede.

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