La cucina italiana diventa soft power globale
Dal Forum Internazionale della Cucina Italiana emerge una strategia che lega UNESCO, turismo, filiera agroalimentare e diplomazia culturale.
La cucina italiana non è più soltanto tradizione gastronomica, ma un vero strumento di diplomazia culturale, sviluppo economico e identità collettiva. È questa la visione emersa dal primo Forum Internazionale della Cucina Italiana, ospitato a Milano nell’ambito di TuttoFood pochi mesi dopo il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO.
L’incontro ha riunito ministri, chef, imprenditori, accademici e operatori della filiera agroalimentare con l’obiettivo di trasformare il riconoscimento UNESCO in un programma d’azione concreto. Dal confronto sono emerse sette linee guida strategiche che puntano a rafforzare il ruolo internazionale della cucina italiana attraverso cultura, innovazione, turismo e tutela della filiera.
Tra i protagonisti del Forum figurano il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e chef di fama internazionale come Massimo Bottura e Alessandro Borghese. Accanto a loro anche rappresentanti dell’industria alimentare, della distribuzione e della ricerca gastronomica.
Uno dei temi centrali riguarda il passaggio dalla cucina come semplice insieme di ricette alla cucina come patrimonio culturale vivo, fatto di territori, dialetti, tecniche e memoria collettiva. Il riconoscimento UNESCO viene interpretato come un cambio di paradigma capace di rafforzare il valore simbolico e commerciale del Made in Italy agroalimentare.
Grande attenzione è stata dedicata anche al turismo enogastronomico, considerato uno dei segmenti più strategici per l’economia italiana. Secondo i dati discussi durante il Forum, il settore vale già circa 40 miliardi di euro l’anno e potrebbe crescere ulteriormente grazie all’effetto UNESCO, attirando milioni di visitatori interessati ai luoghi di produzione e alle identità gastronomiche locali.
Tra le sfide più urgenti emerge invece la lotta all’italian sounding, fenomeno che secondo le stime sottrae al comparto agroalimentare italiano tra gli 80 e i 120 miliardi di euro. Per contrastarlo, il Forum propone una maggiore integrazione tra agricoltura, industria alimentare, ristorazione e comunicazione, insieme a sistemi di tracciabilità e certificazione della filiera nei ristoranti italiani nel mondo.
Accanto alla tutela della tradizione, il dibattito ha sottolineato anche il valore dell’innovazione. Sostenibilità, riduzione degli sprechi, ricerca e capacità di reinterpretare il patrimonio gastronomico vengono considerate condizioni fondamentali per mantenere la leadership internazionale della cucina italiana senza trasformare la tradizione in un elemento statico o nostalgico.
Il Forum restituisce così l’immagine di una cucina italiana sempre più percepita come ecosistema culturale e strategico: non soltanto cibo, ma linguaggio identitario, strumento economico e forma di racconto dell’Italia nel mondo.
