giovedì, Maggio 28, 2026
Bio

Il biologico italiano tra crescita e nuovi equilibri

Sono passati 18 anni dal primo Rapporto Bio Bank, una pubblicazione edita sul portale biobank.it che presenta dati aggiornati su ben 3.200 attività bio, sul mercato bio italiano e sul ruolo dell’Italia nello scenario europeo e mondiale dell’unica agricoltura che si può definire “sostenibile”. Un insieme di dati che mostra un settore in crescita costante pur in un contesto instabile, segnato da post-pandemia, crisi geopolitiche e inflazione, guidato da una domanda solida e dal riconoscimento di un valore specifico lungo tutta la filiera.

Il Rapporto pone in evidenza un mercato bio globale che ha raggiunto circa 145 miliardi di euro nel 2024 (+6% sul 2023) e un settore che conta quasi 99 milioni di ettari e circa 4,8 milioni di produttori in più di 180 Paesi, secondo i dati Fibl-Ifoam.

In Italia il mercato bio ha raggiunto invece i 10,4 miliardi di euro nel 2024 (+6% sul 2023), di cui 5,2 miliardi nel canale retail, dove il biologico cresce del 6% a valore, contro l’1,5% dell’alimentare nel suo complesso, con un tasso d’inflazione all’1%. Più moderata appare la crescita dei consumi fuori casa, arrivati a 1,3 miliardi di euro (+5%), mentre più accentuata quella dell’export, che raggiunge 3,9 miliardi di euro nel 2024 (+7%), secondo i dati Nomisma per l’Osservatorio Sana.

Il rapporto conferma il ruolo trainante dell’Italia nello scenario del biologico europeo. Su 41 Paesi europei l’Italia si conferma al primo posto per numero di produttori agricoli bio, ben 87.000, e per numero di aziende di trasformazione, oltre 24.000, più di una su quattro del totale europeo (93.000). La Germania ne conta quasi 22.000, la Francia oltre 20.000.

L’Italia è in prima posizione anche per l’export, con un giro d’affari di 3,9 miliardi di euro, seguita dalla Spagna quasi allineata e, a distanza, dalla Francia con 1,1 miliardi di euro. È inoltre in terza posizione per le superfici agricole con 2,5 milioni di ettari, dopo la Spagna (2,9 milioni di ettari) e la Francia (2,7), e si posiziona al sesto posto per la quota bio sul totale della superficie agricola utilizzata, pari al 20%, contro una media dell’11% nell’Unione europea.

È di nuovo fra i primi tre Paesi europei per numero di operatori certificati e superfici coltivate con l’agricoltura biodinamica, dopo Germania e Francia, e anche per le vendite nel canale retail, pari come accennato a 5,2 miliardi di euro, l’Italia si pone dopo la Germania con 17 e la Francia con 12.

Al centro del Rapporto Bio Bank troviamo circa 3.200 attività bio in Italia censite nel 2024 (in diminuzione del 2,8% sul 2023), che evidenziano una riconfigurazione interna del sistema: in calo i negozi (-3,2%), i ristoranti (-2,7%), le profumerie (-1,7%), l’e-commerce di cosmesi (-1,4%). Stabili invece gli e-commerce di alimenti (+0,5%), mentre c’è un calo significativo per le aziende di cosmesi e detergenza (-8,2%), settore in cui avanza il fenomeno della decertificazione per l’assenza di una specifica normativa europea, l’eccesso di burocrazia e i costi, oltre all’aumentata pressione del greenwashing.

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si confermano regioni leader per numero assoluto di attività bio. Anche Trentino-Alto Adige, Marche ed Emilia-Romagna restano leader per densità (numero di attività per milione di abitanti). L’Emilia-Romagna è ancora l’unica presente in entrambe le classifiche, confermando il ruolo della Food Valley d’Italia anche nel biologico.

Da non perdere le utili pagine finali della pubblicazione con il panorama aggiornatissimo delle più autorevoli fonti di dati sul biologico.

Autore

  • Luigi Guarrera

    Laureato in lettere e filosofia, giornalista pubblicista dal 1983 (collaboratore a Vita Italiana, Terra e Vita, Airone, Mediterraneo, La Nuova Ecologia, Panda, ed altre testate), socio dell’ARGA Lazio, è sempre stato un appassionato difensore della natura, consigliere del WWF Italia e coordinatore negli anni ‘90 del Programma Mediterraneo del WWF internazionale. Ha avviato tra l'altro le attività di conservazione per le foche monache in Grecia, Turchia e in Italia come membro fondatore del Gruppo Foca Monaca A.p.s. Da sempre attivo anche in ambito agricolo, ha lavorato fin dagli anni ’80 per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, l’unico modello di agricoltura amica dell’ambiente, e della sua legislazione, prima come direttore dell’AMAB-Associazione Mediterranea per l’Agricoltura Biologica, e dal 2005 come consulente del CIHEAM-Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, organizzazione intergovernativa con la quale è stato ed è impegnato con progetti in vari paesi del Mediterraneo e dei Balcani, sovente anche come esperto della Commissione europea (TAIEX), per sviluppare anche lì, attraverso l’approssimazione alla legislazione europea, il settore del biologico. Fa parte dello staff del SINAB-Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica.

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