giovedì, Maggio 21, 2026
Arte e Cultura

“Tracce e risonanze”, sull’onda delle emozioni universali

Critici ed esperti hanno acclamato l’arte di Abdallah Akar, importanti galleristi in tutto il mondo l’hanno cercato e scelto a Dubai, Masqat, Miami, Zurigo, Londra. Il bello è che anche un occhio comune può coglierne la magia e l’espressività ed emozionarsi di fronte ad una sua opera. Credo che questo sia il vero potere dell’arte come linguaggio universale. L’emozione che è in grado di generare un’opera d’arte vera, va al di là della capacità di comprenderne a pieno i linguaggi espressivi, eppure le rende giustizia.

Così la fortuna di poter aiutare, in maniera pratica, un artista come lui, che è anche un vero artigiano dell’opera, perché la crea e la plasma con le proprie mani, sporcandosi di inchiostro e di colla, diviene anch’essa un’esperienza artistica. Disporre le tele meravigliose su nuove cornici, ammirarne i colori e cercare di coglierne il senso, il racconto.

Ho avuto la fortuna, con altre due volontarie, Elise, una ragazza francese e Marilyne una ragazza canadese, di prendere parte alla prima fase di allestimento delle opere. Le opere, infatti, arrivano via aereo come tele e devono essere di nuovo rese leggibili e fruibili al meglio. Il lavoro è, come già detto, artigianale. L’artista sceglie la cornice, posiziona la tela, ne rifinisce i bordi e ne ripulisce ogni imperfezione, anche millimetrica. Mentre fa questo, racconta il suo segno e mostra proporzioni. Non lesina spiegazioni, risponde pazientemente alle nostre domande, ci mostra un linguaggio espressivo, quello della calligrafia, sconosciuto al grande pubblico ma allo stesso tempo familiare.

Per noi occidentali il richiamo più immediato è alla calligrafia degli amanuensi. Per Akar, è, di più, la calligrafia araba, dalle forme sinuose e raffinate, segni di abbellimento e parole che fluttuano su griglie, geometrie e architetture. Lungi da me la pretesa di scrivere come farebbe un critico esperto, ritengo si possa comunque comunicarne il messaggio e come già detto l’emozione e il racconto.

Così l’Isola Caraibica Francese di Martinica si animerà, da oggi pomeriggio, con la mostra TRACES ET RÉSONNANCES. Mostra visibile dal lunedì al sabato dalle 10 alle 19 dal 20 aprile al 2 maggio 2026. Presenza dell’artista dalle 14:00 alle 19:00 e su appuntamento.

Una mostra da vedere per scoprire il messaggio potente di Akar, artista in bilico tra più mondi e molteplici linguaggi. Da più parti definito un calligrafo raffinato e talentuoso, allievo del maestro calligrafo iracheno Ghani Alani, sceglie però “Percorsi trasgressivi” e profondamente innovativi della tradizione, quasi dirompenti, decide di animare le proprie tele con versi poetici. I temi sono attuali e profondi. Si parla di confini che soffocano l’individuo, attraverso i potenti versi di Tawfiq Alzoubi poeta Palestinese, cittadino del mondo, e poi ‘pelle nera-maschere bianche’ che da il titolo ad una tela e si ispira ai testi poderosi, anticolonialisti, di Franz Fanon, una istituzione nell’isola caraibica, pensatore, politico, scrittore. E poi ancora si parla di sentimenti e di identità con i poeti francesi come Prevert, Rimbaud o Senghor e col grande poeta Aimé Césaire, anche lui incontrato a Fort-de-France e molti altri spunti poetici e di pensiero.

Davanti alle opere, alle grandi tele, gli occhi si riempiono di blu, di oro, di rosso. Ma c’è anche il nero ed il bianco, il perenne contrasto. Da alcuni quadri sembra fuoriuscire una musica tribale, lontana. Da altre tele emerge l’ordine e la geometria, poi la luce ed il buio di una società non sempre in grado di misurarsi con la diversità e la risposta di un artista che prova a farsi interprete di questo contrasto, perché, forse, è anche il proprio, interiore, modo di appartenere a più mondi, insieme.

Suggerisco a chiunque possa, di andare a vedere la mostra, attendo con speranza che Akar ritorni presto a Roma dove era già a Dicembre 2025 o in altre città Italiane dove collabora con diverse università e fondazioni, tra le quali Genova, ad esempio. Potete ammirare le opere di Akar in tanti luoghi del medio oriente sua terra originaria, come nella città imperiale di Fez, nel cortile del Palazzo Tazi, dove ha eretto tre stele, nel giugno 2006 e di certo potrete cercarlo a Parigi o nel suo atelier del Val d’Oise, in Francia, sua seconda patria.

Autore

  • Sociologa per formazione, giornalista pubblicista dal 2005. Attivista Slow food dal 2007, partecipa alla redazione della Guida Osterie d’Italia in due edizioni, diviene anche formatrice Master of Food, approfondendo numerose materie come la birra, il formaggio e l’extravergine, con una vera passione per il caffè. Consegue nel A/A 2016/2017 presso Università Tor Vergata il Master 1°liv. in “Cultura dell’alimentazione e tradizioni enogastronomiche” col massimo dei voti. Nel giugno 2021 si specializza con il corso di formazione professionale in “Ethical Agricultural Management” presso CESAB, con pubblicazione del lavoro finale. A Ottobre 2021 ottiene la prima Certificazione SCA (Specialty Coffee Association) in tema di sostenibilità - Foundation Sustainability.

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