Quattro nuove IGP entrano nel sistema dei controlli CSQA
Dal Cappero di Pantelleria al Riso del Delta del Po, si amplia il presidio dell’organismo di certificazione sulle filiere agroalimentari legate ai territori
Quattro nuove produzioni italiane a Indicazione Geografica entrano nel sistema dei controlli di CSQA. Con i decreti del 15 settembre 2026, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha autorizzato l’organismo a effettuare i controlli su Cappero di Pantelleria IGP, Riso Nano Vialone Veronese IGP, Riso del Delta del Po IGP e Sale Marino di Trapani IGP.
L’ingresso delle quattro denominazioni amplia il numero e la varietà delle filiere agroalimentari sottoposte ai controlli dell’organismo, interessando produzioni molto diverse tra loro ma accomunate dal rapporto con i rispettivi territori d’origine.
Un rafforzamento che riguarda in particolare il comparto cerealicolo. Il Riso Nano Vialone Veronese IGP e il Riso del Delta del Po IGP si aggiungono infatti alle attività già svolte da CSQA nel settore delle paste alimentari, dove figurano denominazioni come Pasta di Gragnano IGP, Pizzoccheri della Valtellina IGP e Maccheroncini di Campofilone IGP, e dei prodotti della panetteria, tra cui Pane Toscano DOP e Pane di Matera IGP.
Con il Cappero di Pantelleria IGP si estende invece l’attività sulle produzioni vegetali legate all’origine geografica, mentre il Sale Marino di Trapani IGP introduce una filiera caratterizzata da tecniche produttive strettamente connesse alle caratteristiche del territorio.
Il quadro nel quale si inseriscono le nuove acquisizioni è già particolarmente ampio. Nel lattiero-caseario CSQA effettua controlli, tra le altre, su denominazioni come Grana Padano DOP, Gorgonzola DOP, Asiago DOP, Fontina DOP e Montasio DOP. Nel settore delle carni e dei prodotti trasformati figurano invece produzioni come Prosciutto di Parma DOP, Culatello di Zibello DOP e Bresaola della Valtellina IGP. A queste si aggiungono numerose produzioni ortofrutticole, dagli asparagi ai radicchi, passando per mele, pere, ciliegie, cipolle, aglio, marroni e legumi.
Dietro una denominazione DOP o IGP c’è infatti un sistema che coinvolge produttori, operatori, Consorzi di tutela e territori e che si fonda sul rispetto di specifici disciplinari di produzione. Il controllo di parte terza ha il compito di verificare nel tempo che i prodotti continuino a rispettare i requisiti previsti.
«Ogni Indicazione Geografica custodisce un patrimonio fatto di conoscenze, tradizioni, imprese e comunità che si riconoscono in un determinato territorio», sottolinea Maria Chiara Ferrarese, Direttrice Generale e AD di CSQA, spiegando come il compito dell’organismo sia quello di garantire, attraverso controlli indipendenti, la credibilità del legame tra produzione e territorio.
L’ampliamento delle filiere controllate assume così un significato che va oltre il dato numerico: la verifica del rispetto dei disciplinari costituisce uno degli strumenti attraverso cui viene tutelata l’identità delle produzioni certificate e, con essa, il patrimonio agroalimentare dei territori da cui queste hanno origine.
