Perché mangiare sano costa sempre di più
Un rapporto della FAO riapre il dibattito sulle politiche agricole europee: tra sussidi, cambiamento climatico e filiere produttive, il prezzo degli alimenti sani continua a crescere.
Frutta, verdura, legumi e altri alimenti alla base di una dieta equilibrata stanno diventando sempre meno accessibili. Una tendenza che molte famiglie percepiscono ogni volta che fanno la spesa e che oggi trova conferma anche in un’analisi della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
Secondo il rapporto, tra il 2021 e il 2025 il costo di una dieta sana nell’Unione europea è aumentato del 36%. Un incremento che non può essere spiegato soltanto dall’inflazione o dall’aumento dei costi energetici, ma che riflette una serie di fattori strutturali destinati a incidere sul sistema alimentare europeo.
Uno degli aspetti più discussi riguarda la distribuzione dei finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC). La FAO osserva che una parte consistente delle risorse continua a sostenere produzioni zootecniche e colture destinate ai mangimi, mentre il supporto economico destinato alla produzione di frutta, verdura e legumi risulta più limitato. Una situazione che, secondo l’organizzazione, rischia di rendere gli alimenti più salutari meno competitivi dal punto di vista del prezzo.
Il dibattito non è nuovo. La PAC nasce con l’obiettivo di garantire sicurezza alimentare, reddito agli agricoltori e stabilità dei mercati. Negli ultimi anni, però, le priorità sono cambiate. L’Unione europea si trova oggi a dover affrontare contemporaneamente il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la volatilità dei prezzi e la necessità di assicurare un’alimentazione sana e accessibile.
A complicare il quadro contribuiscono gli eventi climatici estremi. Siccità, alluvioni e ondate di calore riducono la produttività agricola e aumentano i costi lungo l’intera filiera. Le coltivazioni di cacao, caffè, ortaggi e frutta sono tra le più vulnerabili e ogni calo della produzione si traduce inevitabilmente in prezzi più elevati per consumatori e imprese.
Per la FAO, la questione non riguarda soltanto il settore agricolo, ma anche la salute pubblica. Se gli alimenti più nutrienti diventano economicamente meno accessibili, aumenta il rischio che una parte della popolazione si orienti verso prodotti ultraprocessati, spesso meno costosi ma anche meno equilibrati dal punto di vista nutrizionale. Rendere conveniente una dieta sana significa quindi investire contemporaneamente nella prevenzione sanitaria, nella sostenibilità ambientale e nella resilienza delle filiere alimentari.
Le conclusioni del rapporto hanno alimentato il confronto tra istituzioni europee, organizzazioni agricole e associazioni di categoria. Da una parte c’è chi ritiene necessario rivedere i criteri di assegnazione dei sussidi per favorire maggiormente le produzioni vegetali; dall’altra, il settore agricolo ricorda che gli agricoltori devono già affrontare costi crescenti, concorrenza internazionale e gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.
Il tema, quindi, va oltre il semplice prezzo della spesa. Riguarda il modello agricolo che l’Europa intende costruire nei prossimi anni e il delicato equilibrio tra competitività, sostenibilità e diritto a un’alimentazione sana. In un contesto segnato da cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche e mercati sempre più instabili, garantire cibo di qualità a prezzi accessibili rappresenta una delle sfide più complesse per il futuro dell’Unione europea.
