giovedì, Ottobre 15, 2026
Ambiente

Monti Lepini in fiamme, un patrimonio che brucia

Da settimane i Monti Lepini bruciano. Non nello stesso punto e non nello stesso momento, ma con una frequenza che rende difficile considerare quanto sta accadendo come una semplice successione di episodi isolati.

Sermoneta, Sezze, Sonnino, Priverno, Roccagorga, Norma. Cambiano i comuni indicati nei bollettini e nelle cronache, ma il territorio è lo stesso: un sistema montano nel quale, durante l’ultimo mese, il fuoco ha attraversato boschi, macchia mediterranea e aree di grande valore naturalistico.

Le prime ricostruzioni parlano complessivamente di centinaia di ettari di biodiversità interessati dagli incendi. Un bilancio definitivo ancora non c’è, ma la dimensione del fenomeno è già evidente osservando la quantità di fronti che hanno richiesto l’intervento delle squadre a terra e dei mezzi aerei.

A Sermoneta, uno degli incendi più importanti di agosto si è sviluppato su due fronti e ha richiesto un dispositivo imponente, con Canadair ed elicotteri impegnati negli sganci. Pochi giorni dopo le fiamme sono tornate nell’area di Antignana, al confine con Sezze, mentre erano ancora in corso operazioni di bonifica in altre zone.

Sul versante di Sezze gli incendi hanno interessato, tra le altre, le aree di Monte Trevi, Macchione, Pian della Quartara e Longara. A Priverno il fuoco ha raggiunto Colle Sant’Angelo, San Davino e Lago dei Vignali, con situazioni nelle quali le fiamme si sono avvicinate alle abitazioni. Sonnino è stato interessato da altri fronti.

Particolarmente delicato quanto accaduto a Norma, dove le fiamme hanno raggiunto anche l’area archeologica dell’antica Norba. Il fuoco è arrivato così a colpire uno dei luoghi più importanti del patrimonio storico e archeologico dei Monti Lepini.

Non sono soltanto nomi su una mappa, mettendoli insieme emerge quanto estesa sia stata la superficie dei Lepini interessata dal fuoco nel giro di poche settimane.

Dentro questo quadro c’è anche Roccagorga. Il territorio comunale si è trovato più volte vicino o direttamente coinvolto negli scenari operativi dell’ultima parte di agosto, a partire dagli incendi sviluppatisi nelle aree di confine con Sezze.

Tra il 26 e il 27 agosto un incendio ha interessato la zona di Macchione. Pochi giorni dopo le squadre erano nuovamente impegnate nell’area della sughereta di Pian della Quartara, dove il fuoco aveva richiesto un lungo lavoro di spegnimento e successiva bonifica.

Poi le fiamme sono entrate direttamente nel territorio di Roccagorga. Il fuoco ha interessato l’area compresa tra Monte Castellone, Monte Pesce e Monte La Vorga. Nelle stesse ore altri due incendi erano attivi a Sezze e Norma, costringendo il dispositivo antincendio a lavorare contemporaneamente su più scenari.

Dal Comune di Roccagorga è arrivata una dura condanna di quanto accaduto, con riferimento alla natura criminale dell’incendio.

Terminata l’emergenza, resta il danno. Il fuoco modifica profondamente gli ambienti che attraversa. Scompare la vegetazione, vengono distrutti habitat e aree di rifugio e alimentazione della fauna, il terreno rimane esposto e cambia il paesaggio.

Sui Monti Lepini questo assume un significato particolare. Il comprensorio conserva un patrimonio di biodiversità che comprende boschi, ambienti carsici, macchia mediterranea e habitat differenti distribuiti lungo i versanti. È un sistema naturale che non coincide con i confini amministrativi dei singoli comuni e che costituisce una delle principali risorse ambientali della provincia di Latina.

Per questo parlare di “centinaia di ettari bruciati” rischia quasi di rendere astratto ciò che è accaduto. Dietro ogni ettaro ci sono porzioni di bosco che impiegheranno anni a ricostituirsi, habitat alterati e un paesaggio che, in alcune zone, è cambiato nel giro di una notte.

Per settimane Vigili del Fuoco e organizzazioni di Protezione Civile hanno spostato uomini e mezzi da un versante all’altro dei Lepini. Alle squadre a terra si sono aggiunti elicotteri regionali e Canadair, indispensabili soprattutto nelle zone più impervie e difficilmente raggiungibili. Alle operazioni di spegnimento sono seguite quelle di bonifica, altrettanto importanti per evitare che ceppaie e materiale ancora incandescente provocassero nuove ripartenze. In alcuni casi, nonostante il lavoro svolto e gli sforzi, il fuoco è tornato.

È questo insieme di elementi – il numero degli incendi, la loro distribuzione, la contemporaneità di alcuni fronti e l’estensione delle aree interessate – a rendere l’estate 2026 particolarmente pesante per i Monti Lepini. Ora che sulle montagne rimangono le tracce nere degli incendi, sarà necessario capire con precisione quanto territorio sia andato perduto e quali siano state le cause dei diversi roghi.

Sermoneta, Sezze, Roccagorga, Priverno, Sonnino e Norma compaiono separatamente nelle cronache, ma a dividere gli incendi sono soltanto i confini amministrativi: a perdere ettari di bosco e biodiversità, rogo dopo rogo, è un unico territorio, quello dei Monti Lepini.

Autore

  • Carlotta Maurizi

    Laureata in Lingue e e successivamente specializzata con una laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo Sviluppo, ha maturato vasta esperienza nella comunicazione sociale, nella gestione di siti web e canali social per enti pubblici e associazioni. Appassionata di cultura, volontariato e progetti di impatto sul territorio, specialmente nella zona del basso Lazio dove è nata e risiede.

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