domenica, Settembre 13, 2026
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Viti a piede franco, accordo per la biodiversità

Proteggere le viti a piede franco e trasformare un patrimonio della storia agricola italiana in una risorsa per il futuro. È l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto a Nettuno da DOVI – Denominazione di Origine dei Vitigni Italici e AVPIF – Associazione Italiana per la Tutela delle Viti a Piede Franco ETS.

L’accordo, firmato ai Bagni Vittoria dai presidenti delle due organizzazioni, Mario Lomartire e Silvano Ceolin, dà il via a una collaborazione di respiro nazionale dedicata alla conservazione, alla ricerca, alla divulgazione e alla valorizzazione delle viti non innestate, considerate testimonianze della storia agricola e del patrimonio genetico dei territori.

Da sinistra: Claudio Della Millia, presidente dell’Associazione Ristoratori “Nettuno in Tavola”, e lo chef Fabio.

La collaborazione punta a mettere insieme competenze scientifiche, giuridiche, produttive e culturali, con l’obiettivo di sostenere le aziende che custodiscono questi vigneti, promuovere la ricerca e aumentare la conoscenza dei vini ottenuti da viti a piede franco.

Il protocollo prevede innanzitutto un’attività di ricognizione e catalogazione dei vigneti, alla quale si affiancherà la costruzione di una rete tra associazioni e produttori. Sono previsti inoltre studi e progetti di ricerca, percorsi di valorizzazione enologica e iniziative per promuovere i valori ambientali, storici, culturali e paesaggistici associati a queste vigne.

Un programma che lega quindi la conservazione della viticoltura alla tutela della biodiversità e dell’identità dei territori. Il protocollo nasce infatti dalla volontà di evitare che le viti a piede franco rimangano esclusivamente testimonianze del passato, provando invece a inserirle in una prospettiva di sviluppo sostenibile e di ricerca.

«La tutela del piede franco unisce memoria e innovazione: significa difendere biodiversità, qualità e identità produttiva, ma anche costruire nuove opportunità di sviluppo sostenibile», ha spiegato Mario Lomartire, presidente di DOVI.

La firma è arrivata al termine di un confronto dedicato alla tutela, alla sostenibilità e alla valorizzazione di questi impianti, che ha coinvolto istituzioni, ricercatori ed esperti del settore. Tra i partecipanti anche il ricercatore del CREA Viticoltura ed Enologia Massimo Morassut, il giornalista e wine expert Giulio Somma, la vicepresidente di ARGA Lazio Tiziana Briguglio e la giurista agroalimentare Giovanna Sangiuolo, responsabile dell’Ufficio legale di AVPIF.

Per Silvano Ceolin, presidente di AVPIF, l’accordo rappresenta un passaggio importante per la conservazione, la ricerca e la divulgazione legate alle uve e ai vini a piede franco. Queste vigne, ha sottolineato, costituiscono «un patrimonio irripetibile della cultura vitivinicola italiana» e la loro protezione permette di trasmettere alle generazioni future conoscenze, paesaggi e produzioni.

Da sinistra: Vittorio Sambucci, presidente della Commissione Sviluppo economico e attività produttive della Regione Lazio; Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio; Francesca Sbardella, sindaca di Frascati; Nicola Burrini, sindaco di Nettuno; Silvano Ceolin, presidente di AVPIF – Associazione Italiana per la Tutela delle Viti a Piede Franco ETS.

La collaborazione sottoscritta a Nettuno vuole quindi andare oltre la semplice conservazione. L’obiettivo dichiarato da DOVI e AVPIF è fare delle vigne a piede franco anche laboratori di biodiversità, resilienza e cultura del vino, mettendo in relazione tutela del patrimonio agricolo, ricerca e futuro delle produzioni vitivinicole italiane.

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