L’Italia si blocca: la rivolta di tir e trattori paralizza il Sud
La protesta si allarga a macchia d’olio in tutto il Paese. Disagi per la viabilità su strade, porti e aeroporti. Cominciano a scarseggiare prodotti alimentari e carburanti. Domani Consiglio dei ministri di emergenza. Dura presa di posizione delle forze di sinistra contro il Governo
La protesta congiunta di autotrasportatori e agricoltori mette in ginocchio la logistica e la distribuzione alimentare del Mezzogiorno, costringendo il Governo a correre ai ripari. Per il sesto giorno consecutivo, i blocchi stradali e i presidi ai caselli autostradali, nei porti e sulle principali arterie stradali stanno isolando intere regioni, con Campania, Puglia, Calabria e Sicilia in prima linea. Di fronte all’aggravarsi della situazione, la premier Giorgia Meloni ha convocato d’urgenza un Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di varare un decreto legge mirato a contenere la crisi dei due comparti.
La mappa dei blocchi e i disagi alla cittadinanza
La mobilitazione, nata in modo spontaneo per poi allargarsi progressivamente a oltranza, sta tagliando i collegamenti logistici del Paese. Sulla A1 Milano-Napoli si registrano code chilometriche alla barriera di Napoli Nord; presidi pesanti stanno paralizzando il Pollino e la Sibaritide in Calabria, mentre in Puglia i trattori stringono d’assedio i nodi autostradali storici come Candela e Cerignola. La protesta si è estesa anche al Molise, con un corteo di mezzi pesanti che è penetrato nel centro di Campobasso.
I sindaci di Bari e Napoli hanno lanciato un grido d’allarme formale: senza un’immediata ripresa della circolazione delle merci, le città rischiano di rimanere sommerse dai rifiuti e prive dei beni di prima necessità.

Scaffali vuoti e pompe a secco: scatta l’emergenza approvvigionamenti
Gli effetti della paralisi logistica si stanno riversando pesantemente sulla vita quotidiana dei cittadini, delineando uno scenario di vera e propria emergenza nei consumi e nei trasporti:
• Mercati e supermercati al collasso: Nei principali mercati ortofrutticoli e nei centri di grande distribuzione del Mezzogiorno cominciano a mancare i prodotti alimentari freschi, come latte, frutta, verdura e carne. Molti banchi sono rimasti vuoti e i banchi frigo dei supermercati si stanno svuotando rapidamente a causa del mancato arrivo delle merci deperibili, rimaste bloccate nei tir incolonnati.
• Carburanti razionati sulle strade: La rete di distribuzione dei carburanti è in forte sofferenza. In Campania, Calabria e Sicilia si registrano lunghe code alle stazioni di servizio, con decine di pompe di benzina che hanno già esposto il cartello “esaurito” a causa del blocco delle autobotti. Il rischio di un blocco totale della mobilità privata e pubblica si fa ogni ora più concreto.
• Allarme negli aeroporti: La crisi ha superato i confini stradali per colpire il trasporto aereo. Gli scali aeroportuali di Napoli-Capodichino e Catania-Fontanarossa hanno lanciato l’allarme per la carenza di jet fuel (il carburante per gli aeromobili). Se i corridoi di rifornimento non verranno sbloccati immediatamente dalle forze dell’ordine, i due scali rischiano la sospensione dei voli o il drastico ridimensionamento delle rotte nelle prossime 24 ore.
Al centro della maxi-protesta ci sono il caro carburanti e l’insostenibile impennata dei costi di produzione e d’esercizio. A far esplodere la rabbia nelle campagne del Mezzogiorno si aggiunge la profonda crisi dell’olivicoltura e del settore vinicolo, schiacciati dal crollo dei prezzi all’ingrosso e dalle politiche comunitarie di Bruxelles.

Il pugno duro del Viminale e le reazioni del Governo
Il Governo si muove lungo un doppio binario: fermezza sul rispetto dell’ordine pubblico e apertura economica al tavolo delle trattative.
Matteo Salvini (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti): Ha adottato una linea dura contro i blocchi illegali, annunciando che le forze dell’ordine hanno già rimosso sbarramenti stradali critici. Al contempo, il ministro ha cercato di disinnescare la bomba sociale assicurando lo sblocco immediato di fondi per il settore: “Le istanze sono corrette e vanno ascoltate, ma non accettiamo la paralisi del Paese. Da oggi sono disponibili 480 milioni di euro stanziati per l’autotrasporto”.
Adolfo Urso (Ministro delle Imprese e del Made in Italy): Ha confermato l’avvio delle procedure di sgombero forzato dei presidi, specificando che il Viminale ha già identificato oltre 1.300 camionisti, facendo scattare le prime 71 denunce per blocco stradale.
Francesco Lollobrigida (Ministro dell’Agricoltura): Ha espresso forti perplessità sulla concomitanza delle due proteste, pur promettendo risposte alle categorie: “Questi blocchi sono difficilmente spiegabili e rischiano di arrecare un danno enorme proprio ai nostri agricoltori che non riescono a spedire i prodotti deperibili. Bisogna verificare con attenzione le regolarità dei presidi: le istanze corrette vanno ascoltate, ma vigileremo contro eventuali infiltrazioni criminali”.
L’attacco dell’opposizione: “Si usano le forze dell’ordine per coprire i fallimenti”
Le parole dei ministri e la gestione della crisi hanno scatenato la dura reazione delle forze di minoranza, che accusano l’esecutivo di ipocrisia e di voler reprimere con la forza un disagio sociale che essa stessa ha contribuito a creare.
Il Movimento 5 Stelle (M5S): Ha assunto la posizione più netta, portando la protesta direttamente nelle sedi istituzionali europee. A margine della plenaria di Strasburgo, la delegazione del Movimento ha organizzato un presidio di solidarietà con i lavoratori del Sud. L’europarlamentare Pasquale Tridico ha replicato duramente in Aula alle dichiarazioni del Viminale: “È vergognoso che la destra provi a criminalizzare e a strumentalizzare la violenza per coprire proteste che sono sacrosante. Chi lavora, produce e tiene in piedi l’economia reale non può pagare il prezzo di scelte politiche sbagliate. Siete stati in Calabria, in Puglia, in Campania a vedere la disperazione di queste famiglie?”. La parlamentare Patty L’Abbate ha rincarato la dose: “Gli autotrasportatori non chiedono privilegi o elemosine, chiedono di poter lavorare con dignità. È inaccettabile che il Governo non dia risposte concrete al caro carburanti”, mentre il deputato Arnaldo Lomuti ha depositato un’interrogazione parlamentare accusando il servizio pubblico radiotelevisivo di aver inizialmente “boicottato” e silenziato la protesta.
Il Partito Democratico (PD) e il centrosinistra: Pur esprimendo forte preoccupazione per i pesanti disagi alla cittadinanza e per il rischio di una paralisi dei servizi essenziali, i dem riconoscono la legittimità della sofferenza delle due categorie. Gli esponenti territoriali del PD sottolineano che “le difficoltà denunciate dall’autotrasporto e dalle campagne sono reali ed evidenti. Servono riforme strutturali e misure concrete sui costi d’esercizio, non i piccoli contributi spot o le promesse non mantenute che la destra ha sbandierato per mesi”. Dal Nazareno si stigmatizzano inoltre le dichiarazioni del ministro Lollobrigida, giudicate “prive di empatia e un insulto a chi si ritrova a lavorare in totale perdita a causa dell’impennata di gasolio e materie prime”.
Le voci dei sindacati e la piazza: “Siamo al collasso”
Mentre alcuni comitati regionali autonomi hanno parzialmente ammorbidito le posizioni dopo i primi contatti istituzionali, la maggior parte delle sigle sindacali e dei movimenti di base mantiene lo stato di agitazione.

A Roma, la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) è scesa in piazza a Montecitorio per dare sponda istituzionale alla protesta delle campagne: “La filiera non ridistribuisce più il valore e l’agricoltura è al collasso. I costi sui banchi di vendita sono raddoppiati per i cittadini, ma a noi le materie prime vengono pagate a prezzi stracciati”, denunciano i rappresentanti sindacali, che puntano il dito contro Bruxelles e chiedono l’indicizzazione all’inflazione dei fondi PAC.
I coordinamenti autonomi dell’autotrasporto replicano invece ai ministri sottolineando l’inefficacia delle misure tampone: “Non basta sbloccare i vecchi fondi già promessi. Con il prezzo del gasolio a questi livelli, viaggiare significa lavorare in perdita. Chiediamo una tassazione seria sugli extraprofitti delle multinazionali dell’energia per calmierare alla radice il costo del carburante”.
Il tavolo programmato originariamente dal Governo per il 27 ottobre è giudicato troppo lontano dalle categorie, che minacciano di proseguire i presidi a oltranza e di spostare la protesta direttamente davanti alle centrali della grande distribuzione se le risposte del CdM di domani non saranno ritenute soddisfacenti.
