mercoledì, Ottobre 28, 2026
Ambiente

Clima, il 5 dicembre a Roma la manifestazione nazionale

Riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico, partendo dalle conseguenze che il cambiamento climatico produce sulla salute, sull’economia e sulla vita quotidiana. È questo l’obiettivo di “La Terra chiamò”, la manifestazione nazionale per il clima in programma sabato 5 dicembre 2026 a Roma, nella cornice di Piazza del Popolo.

L’iniziativa, promossa da ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia, nasce dalla volontà di costruire uno spazio di confronto tra mondo scientifico, associazioni, amministratori locali, imprese, volontariato e nuove generazioni.

Una mobilitazione che arriva dopo un’estate segnata da temperature elevate ed eventi meteorologici estremi, con conseguenze che hanno interessato numerosi territori italiani e riacceso l’attenzione sulla necessità di rafforzare le politiche di mitigazione e adattamento.

Un’estate che ha messo alla prova la salute e i territori

Tra i principali temi della manifestazione figurano gli effetti delle temperature estreme sulla salute pubblica.

Secondo nuove analisi sottoposte a revisione paritaria e pubblicate sulla rivista scientifica Nature Health, richiamate dagli organizzatori, nell’estate 2026 si sarebbero verificati oltre 50.000 decessi in eccesso dovuti al caldo nelle città europee. L’Italia risulterebbe il Paese con il numero assoluto più alto tra quelli analizzati, con 13.303 decessi stimati nelle 87 aree urbane italiane comprese nello studio.

Dati che richiamano l’attenzione sulle conseguenze sanitarie delle ondate di calore, soprattutto per le persone anziane, i cittadini con patologie preesistenti e le fasce della popolazione che dispongono di minori strumenti per proteggersi dalle temperature elevate.

La questione riguarda anche le disuguaglianze sociali. Come evidenziato dal think tank ECCO, gli effetti del caldo non si distribuiscono uniformemente, ma dipendono dall’età, dalle condizioni economiche, dalla disponibilità di aree verdi e dalla qualità delle abitazioni.

La crisi climatica assume così anche una dimensione sociale, perché la capacità di affrontare gli eventi estremi varia sensibilmente tra territori e gruppi di popolazione.

Dal Mediterraneo all’agricoltura: gli effetti del cambiamento climatico

Le conseguenze dell’aumento delle temperature non si limitano alle città.

Nel Mediterraneo, secondo i dati riportati dagli organizzatori, le temperature superficiali marine hanno raggiunto durante l’estate valori fino a 8 gradi superiori alla media del periodo 1991-2020.

Le ondate di calore marine interessano ecosistemi già sottoposti a numerose pressioni ambientali, favorendo fenomeni come la proliferazione di specie invasive e le alterazioni degli habitat.

Tra gli effetti segnalati figurano anche i rischi per la biodiversità, la pesca e le attività economiche che dipendono dalle risorse marine.

Particolarmente esposto è inoltre il settore agricolo, che deve confrontarsi con l’aumento delle temperature, la scarsità idrica e la crescente frequenza di eventi meteorologici estremi.

Secondo le stime richiamate nel comunicato, le condizioni climatiche dell’estate 2026 avrebbero contribuito a un aumento dei prezzi di alcuni prodotti alimentari, tra cui granella e patate.

Un quadro che evidenzia come gli effetti del cambiamento climatico possano riflettersi anche sul costo della vita e sulla sicurezza alimentare.

Le quattro richieste al Governo e alle forze politiche

La manifestazione del 5 dicembre sarà anche un’occasione per presentare richieste rivolte al Governo e alle forze politiche italiane.

Le organizzazioni promotrici individuano quattro priorità.

La prima riguarda il ritorno della crisi climatica al centro dell’agenda politica nazionale, riconoscendone le implicazioni per la salute, la sicurezza e l’economia.

La seconda è l’accelerazione delle politiche di mitigazione, attraverso la progressiva riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili, l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili e la diminuzione delle emissioni climalteranti.

La terza richiesta riguarda l’adattamento, con interventi per proteggere i territori, le città e le persone maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico.

Infine, le associazioni chiedono l’applicazione del principio “chi inquina paga”, proponendo che le aziende responsabili di elevate emissioni contribuiscano al finanziamento della transizione energetica e delle politiche di adattamento.

Le organizzazioni lavoreranno nelle prossime settimane alla definizione di un manifesto condiviso, che sarà presentato alle istituzioni e alle forze politiche.

Rinnovabili e occupazione: la transizione come opportunità economica

Accanto ai rischi climatici, gli organizzatori intendono valorizzare le opportunità offerte dalla transizione energetica.

Secondo i dati richiamati nel comunicato, nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica italiana, mentre il fotovoltaico ha superato i 44 terawattora di produzione, raggiungendo il valore più alto mai registrato nel Paese.

Il settore delle professioni legate all’economia verde rappresenta inoltre una componente significativa del mercato del lavoro nazionale, con circa 3,3 milioni di occupati, pari al 13,8% dell’occupazione complessiva.

Numeri che, secondo le associazioni promotrici, mostrano come le politiche climatiche possano essere collegate anche alla competitività delle imprese, all’innovazione e alla creazione di nuove opportunità professionali.

Il tema sarà affrontato durante la manifestazione attraverso interventi di esperti, rappresentanti delle istituzioni e organizzazioni impegnate nella transizione ecologica.

Piazza del Popolo diventa uno spazio di confronto

La giornata del 5 dicembre prenderà il via alle ore 12.30, con l’accoglienza dei partecipanti, un’area dedicata alle famiglie e diverse attività.

Dalle 14.30 inizieranno gli interventi dal palco, con testimonianze di persone che hanno vissuto direttamente le conseguenze degli eventi climatici estremi, accanto a rappresentanti del mondo scientifico, amministratori locali e organizzazioni della società civile.

La manifestazione comprenderà anche momenti culturali e musicali, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico ampio e favorire il confronto tra generazioni.

Nel corso del pomeriggio sarà inoltre prevista una lettura delle richieste avanzate dalle associazioni promotrici.

Il programma completo, con gli ospiti e gli artisti che parteciperanno alla giornata, sarà annunciato nelle prossime settimane.

Una mobilitazione che parte dalle esperienze delle comunità

Uno degli elementi centrali dell’iniziativa sarà il coinvolgimento dei territori.

Le associazioni intendono dare spazio alle esperienze di cittadini, amministrazioni e comunità che hanno affrontato le conseguenze degli eventi climatici estremi, ma anche alle soluzioni già sperimentate per ridurre i rischi e migliorare la capacità di adattamento.

La manifestazione vuole quindi affiancare alla denuncia delle criticità un confronto sulle risposte possibili, dalla protezione degli ecosistemi alla gestione delle risorse idriche, fino alla trasformazione dei sistemi energetici e produttivi.

L’appuntamento romano si svolgerà inoltre in una data simbolica, legata alla Giornata mondiale del suolo e alla Giornata internazionale del volontariato delle Nazioni Unite.

Un’occasione per richiamare l’attenzione sul ruolo delle comunità e delle organizzazioni civiche nella tutela dell’ambiente.

Con “La Terra chiamò”, le associazioni promotrici puntano dunque a riportare la questione climatica al centro del confronto nazionale, evidenziando come le sue conseguenze riguardino già oggi la salute, il lavoro, l’agricoltura e la sicurezza dei territori.

Il 5 dicembre Piazza del Popolo diventerà così il luogo di incontro tra esperienze, richieste e proposte, con l’obiettivo di sollecitare risposte politiche e rafforzare la partecipazione pubblica sui temi della transizione ecologica.

Autore

  • Carlotta Maurizi

    Laureata in Lingue e e successivamente specializzata con una laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo Sviluppo, ha maturato vasta esperienza nella comunicazione sociale, nella gestione di siti web e canali social per enti pubblici e associazioni. Appassionata di cultura, volontariato e progetti di impatto sul territorio, specialmente nella zona del basso Lazio dove è nata e risiede.

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