Salire a bordo della storia: l’Italia raccontata dai treni
Mezzi di trasporto, simboli di modernità e specchio delle sue ambivalenze, una mostra al VIVE racconta come i treni hanno cambiato il nostro Paese e il nostro sguardo sul mondo
120 anni e non dimostrarli: in occasione dei loro centoventi anni di attività, le Ferrovie dello Stato (FS) hanno organizzato la mostra “Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro”, che ricostruisce il legame tra i treni e lo sviluppo del Paese.
Visitabile fino al 28 febbraio tra Palazzo Venezia e il VIVE-Vittoriano, la mostra è una vera e propria lezione di storia: nei giardini di Palazzo Venezia è possibile ammirare due dettagliati modelli degli affascinanti “Settebello” (1952) e “Arlecchino” (1960), i treni di lusso della rinascita post-bellica, icone del design italiano dell’epoca.
Nella Sala Zanardelli al Vittoriano, invece, a dare il benvenuto è Camillo Benso conte di Cavour: un uomo che negli anni Quaranta dell’Ottocento, mentre militarmente la conquista dell’unità nazionale era in corso, vide nei treni uno strumento per collegare popoli e territori diversi, trasformando la geografia politica in una rete viva di scambi e di relazioni, attraverso cui formare una nazione libera, coesa e moderna.

Quattro le sezioni visitabili: ognuna offre tutte le dimensioni del viaggio in treno attraverso le varie epoche, con quadri, immagini, documenti, opere d’arte, video e un generoso apparato grafico.
1861-1904. La genesi e lo sviluppo del sistema ferroviario italiano – Propone una panoramica sulla faticosa trasformazione delle prime reti regionali, ciascuna indipendente dalle altre, in un sistema realmente nazionale.
1905-1944. Dalla nazionalizzazione alla Seconda guerra mondiale – Racconta la nascita, nel 1905, delle FS che oggi conosciamo, realizzata con la fusione delle varie società che gestivano le diverse reti locali e la gestione da parte dello Stato. Si presentano, inoltre, le innovazioni tecniche, l’uso politico e poi militare della ferrovia, fino al regime fascista e alla Seconda guerra mondiale.
1945-1984. Tra rinascita e contraddizioni – È dedicata agli anni della ricostruzione postbellica e del boom economico, con il ruolo dei treni nelle grandi migrazioni interne e nel pendolarismo quotidiano.
1985-2025. Un tempo nuovo – Illustra la nascita dell’Alta Velocità, la digitalizzazione e le sfide della sostenibilità, aprendo uno sguardo al futuro.
A queste quattro sezioni segue, al termine della visita, una sala immersiva, in cui il visitatore sale a bordo di un treno ideale che attraversa il tempo, rivivendo in maniera coinvolgente i temi delle sezioni precedenti, reinterpretati in termini emotivi e multisensoriali.
In tutta la mostra il racconto si costruisce attraverso una pluralità di materiali e linguaggi: le mappe, i progetti e i testi tecnici trovano un corrispettivo nelle tante video-installazioni che assemblano materiali documentari, fotografie e filmati d’epoca. Ampio spazio è dato anche alle diverse arti, che restituiscono – ognuna a suo modo, il fascino di stazioni e paesaggi.

Per la pittura, si possono ammirare dipinti di De Nittis, Boccioni, Morbelli e Crema, fino a Sironi, Depero e de Chirico.
Alla scultura, con opere da Boggio a Mattiacci, si affiancano le fotografie dei grandi autori italiani, come Battaglia, Berengo Gardin, Abate, Basilico, Scianna e Jodice fino alla più giovane Anna Di Prospero.
Non mancano le sequenze cinematografiche, da De Sica a Visconti, da Germi a Fellini a Totò e Peppino, e i caroselli pubblicitari di Pino Pascali. E poi le video performance di John Cage e di Sissi, i collage di Paolini, le installazioni di Kounellis e Lelario.
Ampiamente rappresentate anche la letteratura e la poesia, con brani, tra gli altri, di Pirandello, Calvino, Verga, Carducci e Starnone.
Tutti elementi che intrecciano punti di vista, epoche e sensibilità differenti. Così, a momenti in cui prevale la dimensione documentaria si alternano momenti in cui prende vita la riflessione poetica e simbolica, offrendo una narrazione a più voci capace di fondere rigore e suggestione.
Le quattro sezioni rappresentano, inoltre, quattro diversi assi di lettura, che si concretizzano in altrettanti pannelli informativi. Questi assi mettono in luce l’impatto delle ferrovie e, insieme, la loro capacità di trasformazione. Oltre che mezzo di trasporto, infatti, il treno è raccontato come un dispositivo capace di cambiare la percezione del tempo, ridefinire il concetto di distanza e ispirare nuove visioni del lavoro, dell’identità personale e della comunità.

Il primo asse di lettura è dedicato alla storia delle ferrovie in Italia, allo sviluppo della rete e dei mezzi, alle competenze tecniche e ingegneristiche, alle scelte organizzative e gestionali. Lo sguardo si muove così dalla prima rete nazionale all’introduzione dell’Alta Velocità fino ai cantieri di oggi, finanziati con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Il secondo asse di lettura ha a che fare con l’identità, le istituzioni, la politica e l’economia, indagando le motivazioni, le strategie e gli effetti delle scelte legate allo sviluppo delle ferrovie. I binari sono visti come strumento di unificazione, di modernizzazione e di governo del territorio, oltre che come fattore decisivo nello sviluppo produttivo e come misura delle contraddizioni del Paese, a cominciare dalle profonde differenze tra campagna e città o tra Nord e Sud.
Il terzo asse di lettura affronta il tema del treno in rapporto alla sfera sociale e antropologica, restituendo l’impatto delle ferrovie sulla vita quotidiana, sul lavoro e sul costume: grazie al treno, infatti, nascono nuove professioni e si trasformano i ritmi e le percezioni collettive. Basti pensare all’apparizione della figura del ferroviere o al cambiamento del concetto di “distanza”, o ancora all’avvento del pendolarismo di lungo raggio con l’introduzione dell’Alta Velocità.
Il quarto e ultimo asse indaga l’interpretazione delle ferrovie nelle arti, nella pittura, nella fotografia, nel cinema, nella poesia e nella letteratura. Gli artisti, prima e meglio di altri, hanno infatti saputo cogliere la complessità del fenomeno, restituendone tanto la forza innovatrice quanto le ombre, le alienazioni e le contraddizioni. Nelle loro opere il treno diventa simbolo della modernità e specchio delle sue ambivalenze, immagine di progresso e di perdita, di velocità e di lontananza, talvolta luogo di sperimentazione creativa o metafora dell’esistenza.

La pluralità dei linguaggi offerti si rispecchia nelle pluralità delle forme di visita: per tutta la durata dell’esposizione, infatti, il gruppo didattico del VIVE propone un ricco programma di attività rivolte a bambini, famiglie, utenti con esigenze specifiche, scuole di ogni ordine e grado.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, con approfondimento e un completo apparato illustrativo di tutte le opere in mostra, e con testi a cura di Edith Gabrielli (Direttrice VIVE e curatrice della Mostra) e del Comitato scientifico formato dal prof. Francesco Benigno (Scuola Normale Superiore, Pisa), dal prof. Lorenzo Canova (Università degli Studi del Molise), dal prof. Andrea Giuntini (già Università degli Studi di Modena e Reggio) e dal prof. Stefano Maggi (Università degli Studi di Siena).
Le ferrovie d’Italia (1861–2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro
Vittoriano, Sala Zanardelli – Palazzo Venezia, Giardino Grande
Fino al 28 febbraio 2026
