Radure 2026, il festival che racconta i Monti Lepini
Dalla Via Francigena del Sud ai borghi del Lazio: teatro, musica e narrazione trasformano luoghi storici e siti archeologici in un palcoscenico diffuso.

C’è un modo di fare spettacolo che non parte dal teatro, ma dal territorio. È questa l’idea alla base di Radure 2026, il festival diffuso che dal 2 luglio al 2 agosto attraversa i borghi dei Monti Lepini trasformando piazze, siti archeologici, abbazie e castelli in luoghi di incontro tra arte e comunità. Giunto all’ottava edizione, il progetto coinvolge Segni, Priverno, Norma, Roccagorga, Cori e Maenza, lungo il percorso della Via Francigena del Sud.
Promossa dalla Compagnia dei Lepini con il contributo della Regione Lazio, la rassegna propone undici appuntamenti gratuiti tra teatro, musica e narrazione, ospitati in alcuni dei luoghi più suggestivi del territorio. L’obiettivo non è soltanto portare spettacoli nei piccoli centri, ma creare un dialogo tra cultura, paesaggio e identità locale, valorizzando spazi spesso poco conosciuti dal grande pubblico.
L’edizione 2026, intitolata “Anime in fuga”, si apre con uno spettacolo scritto e diretto da Dacia Maraini nella Cisterna Romana di Segni e prosegue tra l’Abbazia di Fossanova, il Parco Archeologico di Norba, il Tempio d’Ercole di Cori e altri luoghi simbolo dei Monti Lepini. Ogni tappa è pensata per mettere in relazione il patrimonio storico con il linguaggio dello spettacolo dal vivo, offrendo al pubblico un’esperienza che va oltre la semplice rappresentazione teatrale.
Tra gli appuntamenti spicca anche il doppio weekend di Roccagorga, che l’11 e il 12 luglio ospiterà gli spettacoli Mamma a carico – Mia figlia ha novant’anni con Gianna Coletti e 55 Giorni, confermando il ruolo del borgo all’interno del percorso culturale del festival.
Più che un semplice calendario di eventi, Radure rappresenta un progetto di rigenerazione culturale. Attraverso il coinvolgimento delle comunità locali e la scelta di luoghi dal forte valore storico e paesaggistico, il festival contribuisce a promuovere un turismo lento e consapevole, capace di valorizzare il patrimonio dei Monti Lepini senza snaturarne l’identità.
In un periodo in cui molti festival si concentrano esclusivamente sull’intrattenimento, Radure propone un modello diverso: la cultura diventa uno strumento per riscoprire il territorio, creare relazioni e rafforzare il legame tra le persone e i luoghi che abitano. È forse questa la sua caratteristica più originale, e il motivo per cui continua a crescere anno dopo anno.
