lunedì, Marzo 9, 2026
Arte e Cultura

Franco Battiato. Un’altra vita

Cinque anni fa moriva a Milo, ai piedi dell’Etna, Franco Battiato. Per ricordare un genio così poliedrico (cantautore, musicista, poeta, pittore, regista, filosofo ed intellettuale), il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha allestito una coinvolgente mostra che ci fa attraversare un periodo di cinquant’anni, restituendo un ritratto intimo e stratificato dell’artista, raccontandone la capacità di continua reinvenzione, la resilienza e l’eredità culturale attraverso ricordi, documenti rari, materiali inediti e la sua musica. Un viaggio intenso e immersivo che attraversa il tempo, esplorando ogni dimensione della sua ricerca.

La mostra, divisa in sette sezioni, la prima di una serie di iniziative/evento che il MAXXI intende lanciare per ricordare grandi personaggi della cultura italiana, ci racconta di un giovane siciliano che alla metà degli anni ’60 (1^ sezione tematica, L’inizio – dalla Sicilia a Milano) lascia la sua isola e va a Milano dove c’è il grande sogno, l’industria discografica, con la forte volontà di emergere. E qui debutta con il suo primo 45 giri come cantautore pop, con il suo nome Francesco, sostenuto da Giorgio Gaber, in una prima apparizione televisiva in cui era presente anche Francesco Guccini: per evitare l’omonimia, decide da quel momento in poi di chiamarsi Franco, ponendo le basi della sua futura originalità.

Poi entriamo negli anni ’70 (2^ sezione tematica, Sperimentare – dall’acustica all’elettronica), in cui il cantautore inizia un’altra vita. Va a Londra, compra un nuovo strumento (in esposizione) che si chiama ‘sintetizzatore’ ed è il primo ad utilizzarlo (dopo lo faranno i Pink Floyd, Brian Eno, la Premiata Forneria Marconi e tanti altri), iniziando a manipolare con questo strumento le frequenze musicali, dedicandosi alla ricerca di musica d’avanguardia, elettronica, minimalista, ispirata a figure come John Cage  e Karlheinz Stockhausen, creando dei suoni mai sentiti prima. Un vero e proprio capitolo inedito, nella storia della musica italiana, che porta la firma di Battiato. Questo periodo pionieristico è consacrato da album quali Fetus, Pollution e Sulle corde di Aries.

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 la 3^ sezione tematica Il successo (dall’avanguardia al pop) documenta l’approdo al grande pubblico e l’arrivo del successo. Arrivano L’era del cinghiale bianco e La voce del padrone, che non sono solo canzoni, ma poesie, che lanciano come un seme culturale che alza l’asticella della cultura musicale italiana. Battiato non si limita alla facile rima di cuore/amore, ma entra in uno schema complesso, non però difficile, di un ragionamento in cui, come dice in una delle sue ultime canzoni, la “linea orizzontale”, che porta verso la materia, ci tiene ancorati a terra, ha bisogno di una “linea verticale” che ci porti verso lo spirito. Quindi fonde cultura alta, spiritualità ed elettronica accessibile, diventando un fenomeno di massa senza rinunciare alla profondità artistica. Parallelamente, firma brani memorabili per Alice (con una sua canzone vince il Festival di San Remo nel 1981), Milva, Lucio Dalla, Giuni Russo.

Nella 4^ sezione, Mistica (tra Oriente ed Occidente), Franco approfondisce il crescente interesse per la spiritualità, l’esoterismo e le filosofie orientali, influenzate dal pensiero di Gurdjieff e dal sufismo. Una tensione che trova compimento nelle canzoni mistiche e nelle grandi opere colte come Genesi, Messa arcaica e Gilgamesh.

In L’uomo (ritorno alle origini) (5^ sezione) emerge la scelta di lasciare Milano per tornare a Milo, ai piedi dell’Etna. Qui Battiato conduce una vita appartata, dedicata alla meditazione, alla lettura, alla pittura e alla composizione: un ritorno alle origini vissuto come atto pienamente consapevole.

Alcuni lo chiamano “Maestro”, o “Guru” (6^ sezioneIl Maestro – come un diamante), cosa che lo imbarazza molto, ma è -come ha ricordato il curatore della mostra Giorgio Calcara – un po’ come il maestro delle elementari quando ci diceva di studiare la poesia a memoria. Con Battiato noi abbiamo imparato tantissime poesie a memoria cantandole, le ricordiamo perché passano attraverso il cuore, e quando ci escono dalla bocca sono come un piccolo balsamo per l’anima. Il “Maestro” ci ha in fondo un po’ insegnato quella che è la continua ricerca di sé. Cosa che mette in atto continuamente, diventando pittore e poi regista, partecipando a conferenze con personaggi straordinari, parlando di fisica quantistica, pittura, filosofia (centrale è il sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro, iniziato nel 1994 e durato quasi vent’anni, da cui nascono alcune delle pagine più dense della cultura italiana contemporanea). Emerge soprattutto la sua grande generosità: da sempre parla con le giovani generazioni, le incoraggia, si prodiga per loro, ne produce i brani musicali o le opere, anche con la sua casa editrice L’ottava.

L’ultima sezione, Dal suono all’immagine (il cinema di Battiato), esplora l’attività cinematografica degli ultimi decenni, con film come Perduto amor e Musikanten, oltre a documentari e colonne sonore. La dimensione cinematografica si affianca a quella musicale, dando vita a lungometraggi e documentari che raccontano le sue ricerche artistiche e spirituali in dialogo con la contemporaneità. Un vero e proprio “cinema di Franco Battiato”, come riconosciuto da Elisabetta Sgarbi, profondamente intrecciato al suo pensiero e alla sua prospettiva.

Infine, cuore pulsante musicale della mostra è uno spazio ottagonale, eco simbolica dell’ottava musicale, dove un sistema di ascolto Dolby Atmos e la proiezione di cinque videoclip avvolgono il visitatore in un’esperienza multisensoriale e sinestetica.

Il percorso è arricchito da copertine di album, manifesti storici, fotografie e cimeli rari, che restituiscono la poliedricità di un artista capace di attraversare oltre cinquant’anni di carriera come innovatore e precursore.  E accanto all’universo musicale emerge, con tante opere, il lato pittorico del musicista: una pittura silenziosa e contemplativa, caratterizzata da fondi dorati, simboli e archetipi di ascendenza mediorientale.

Franco Battiato. Un’altra vita offre per la prima volta una visione complessiva di ogni aspetto della creatività del musicista e diventa occasione per riflettere sulla necessità, per l’uomo, di un’evoluzione continua attraverso la bellezza, la ricerca di sé e un’idea di arte intesa come conoscenza e trasformazione.  


La mostra “Franco Battiato. Un’altra vita” è coprodotta dal Ministero della Cultura e dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, è curata da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato ed è organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, che raccoglie immagini, testi e un ricco repertorio di testimonianze.

L’evento si è aperto il 31 gennaio e chiuderà il 26 aprile. A latere è previsto un ciclo di incontri tematici con personaggi che hanno lavorato con il musicista che indagherà i principali ambiti dell’universo creativo di Battiato: la musica come spazio di sperimentazione e sintesi tra  linguaggi; la spiritualità ed il misticismo, temi centrali della sua ricerca artistica e umana; il dialogo con il femminile; il rapporto con il cinema e l’immagine.

Il museo propone anche un programma di visite guidate per il pubblico adulto, alle 11.30 dei giorni15 febbraio, 1 e 15 marzo, 5 3 26 aprile.

Il programma si concluderà con I canti del cuore, una performance musicale affidata alla direzione artistica del maestro Antonio Ballista, che celebrerà l’eredità di Battiato nel segno della memoria, della ricerca e della condivisione. Informazioni a questo LINK

Autori

  • Silvia Gravili

    Nata nell’81, dopo la laurea magistrale conseguita con lode e un dottorato di ricerca su sviluppo territoriale, turismo, sostenibilità e valorizzazione dei prodotti tipici delle filiere agroalimentari e artigianali, si è specializzata in Social media management. Esperta di comunicazione istituzionale, relazioni pubbliche e comunicazione di sostenibilità, attualmente svolge la sua attività al CIHEAM, l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari.

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  • Luigi Guarrera

    Laureato in lettere e filosofia, giornalista pubblicista dal 1983 (collaboratore a Vita Italiana, Terra e Vita, Airone, Mediterraneo, La Nuova Ecologia, Panda, ed altre testate), socio dell’ARGA Lazio, è sempre stato un appassionato difensore della natura, consigliere del WWF Italia e coordinatore negli anni ‘90 del Programma Mediterraneo del WWF internazionale. Ha avviato tra l'altro le attività di conservazione per le foche monache in Grecia, Turchia e in Italia come membro fondatore del Gruppo Foca Monaca A.p.s. Da sempre attivo anche in ambito agricolo, ha lavorato fin dagli anni ’80 per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, l’unico modello di agricoltura amica dell’ambiente, e della sua legislazione, prima come direttore dell’AMAB-Associazione Mediterranea per l’Agricoltura Biologica, e dal 2005 come consulente del CIHEAM-Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, organizzazione intergovernativa con la quale è stato ed è impegnato con progetti in vari paesi del Mediterraneo e dei Balcani, sovente anche come esperto della Commissione europea (TAIEX), per sviluppare anche lì, attraverso l’approssimazione alla legislazione europea, il settore del biologico. Fa parte dello staff del SINAB-Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica.

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