Teheran: la biodiversità italiana come modello di sviluppo
Il mondo accademico dell’Iran studia la biodiversità olivicola italiana come una delle leve di marketing del proprio prodotto sul mercato globale. “Una delle chiavi di lettura di questo successo è data dalla composizione degli oli extra vergine di oliva che è fortemente influenzata da variabili agronomiche e tecnologie di produzione che ne caratterizzano l’alta variabilità a livello mondiale”. Afferma da Teheran il prof. Maurizio Servili dell’Università di Perugia, in occasione della 47^ riunione del comitato consultivo del COI. Evento al quale hanno preso parte le autorità iraniane del ministero dell’agricoltura della repubblica islamica dell’Iran, ricercatori locali e i rappresentanti del tavolo di filiera dell’olio di oliva italiano. La presenza della delegazione italiana a Teheran, su richiesta dal Consiglio Oleicolo Internazionale e in occasione del workshop olive biodiversity, olive oil quality and marketing, è servita a ribadire che la biodiversità rappresenta un fattore di sviluppo che consente la massima adattabilità delle cultivar con la possibilità di produrre oli di qualità elevata in regioni anche diverse da quelle mediterranee. L’olio extra vergine di oliva, sempre più un prodotto globalizzato, deve poter custodire una propria identità cogliendo le opportunità offerte dall’impiego delle nuove tecnologie. “Trovare un punto di equilibrio anche in altre zone del pianeta è possibile se vi sono le condizioni climatiche che lo consentano. Ha detto Servili. In Italia abbiamo già elaborato questo modello di sviluppo che preserva le proprietà del prodotto e non compromette le sue caratteristiche qualitative espresse dai parametri merceologici. “Un modello cui tutto il mondo guarda con interesse – ha sottolineato David Granieri, presidente di Unaprol, avendo rispetto del know how in olivicoltura che è un altro primato del nostro made in Italy”.