martedì, Novembre 3, 2026
Agricoltura

Siccità: l’agricoltura chiede una strategia nazionale

La siccità è ormai una condizione strutturale per l’agricoltura italiana e richiede una strategia stabile, non soli interventi d’emergenza. La scarsità d’acqua non è più un fenomeno eccezionale, ma una variabile permanente con cui le imprese agricole italiane devono confrontarsi. È l’allarme lanciato da Luca Lucia, presidente di FederTerziario Agricoltura, che sollecita Governo ed enti locali a superare la logica dei ristori successivi ai danni e ad avviare una programmazione di lungo periodo.

«La disponibilità d’acqua è diventata una questione nazionale», sottolinea Lucia.

Luca Lucia

 Per il comparto, la priorità è costruire una politica capace di conciliare tutela del territorio, competitività aziendale e valorizzazione del Made in Italy agricolo. Le leve indicate sono chiare: meno burocrazia, maggiori infrastrutture, credito più accessibile, competenze, aggregazione tra imprese e nuovi mercati.

Gli effetti della crisi idrica sono più evidenti nel Centro-Sud, nelle Isole e nelle aree agricole maggiormente esposte. Cereali, oliveti, agrumeti, vigneti, allevamenti e produzioni ortofrutticole risentono direttamente della ridotta disponibilità d’acqua. Da qui la richiesta di investimenti in invasi, reti irrigue, manutenzione, riduzione delle perdite, riuso delle acque, digitalizzazione della distribuzione e tecniche irrigue più efficienti.

I dati dell’Osservatorio ANBI aggiornati al 22 ottobre mostrano un quadro disomogeneo. In Sicilia gli invasi artificiali contengono 409,69 milioni di metri cubi d’acqua, il 74% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, ma pari al 58% della capacità autorizzata. In Puglia, il bacino di Occhito raggiunge circa 82 milioni di metri cubi: l’83% in più su base annua, ma soltanto il 33% dei volumi autorizzati. Al Nord, invece, il Po a Pontelagoscuro registra una portata di 625,21 metri cubi al secondo, il 63% sotto la media storica.

Per FederTerziario Agricoltura, il recupero parziale delle riserve in alcuni bacini non deve rallentare gli investimenti. L’acqua, sostiene l’associazione, è ormai un fattore produttivo strategico al pari del credito, della manodopera e dell’accesso ai mercati.

Accanto alla crisi idrica resta aperto il nodo della redditività. Il valore generato dalle produzioni agricole non sempre si traduce in margini adeguati per chi coltiva e alleva. Per riequilibrare i rapporti nella filiera, la Federazione propone di rafforzare contratti di filiera, consorzi e reti d’impresa, oltre a rendere più semplici, rapidi e coerenti gli strumenti di sostegno agli investimenti.

Il tema incrocia anche quello del ricambio generazionale. Attrarre giovani in agricoltura, secondo Lucia, non significa soltanto sostenere l’avvio di nuove attività: occorre offrire prospettive concrete di reddito, accesso alle risorse produttive e possibilità di crescita. Nelle aziende familiari, il passaggio generazionale dovrebbe valorizzare insieme l’esperienza accumulata e l’innovazione, dall’agricoltura di precisione ai sistemi per l’uso efficiente dell’acqua.

La semplificazione amministrativa resta infine una condizione decisiva. «Non può restare uno slogan», conclude Lucia. Per le piccole imprese agricole, procedure complesse, ritardi e incertezze possono trasformarsi in costi aggiuntivi o nella rinuncia stessa a investimenti e misure di sostegno. La sfida, dunque, è rendere l’agricoltura più resiliente prima della prossima emergenza.

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