Storia popolare, la nostra avventura più grande
La riscopre, a Roma, il Museo delle Civiltà, esponendo tante collezioni etnografiche dimenticate, dagli ex voto agli attrezzi agricoli, ai giocattoli, nel segno dell’accessibilità fisica, sensoriale, cognitiva, relazionale e simbolica.
Secondo Pablo Neruda ognuno ha una favola dentro che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti. In un certo senso è quello che prova a fare il Museo delle Civiltà (MUCIV) riscoprendo materiale d’archivio, collezioni etnografiche di arti e tradizioni popolari italiane, dagli amuleti agli ex voto, dagli attrezzi agricoli ai veicoli di trasporto, dagli strumenti musicali ai giocattoli, alla ricerca della più autentica storia vissuta dagli italiani, con la mostra “Le favole sono vere”.

La grande avventura della storia popolare – FB MIC
Insomma, un modo come un altro per raccogliere tutti i tasselli e aiutarci a ricomporre il mosaico della nostra più grande avventura: la storia popolare. Il percorso, allestito nelle sale del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma – progettato nel 1938 e ultimato nel 1942 – con circa 500 pezzi, si configura come un racconto delle nostre tradizioni, in cui s’intrecciano memoria e attualità, singoli e comunità, cultura e natura, in una pluralità di supporti e linguaggi accessibili, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza del loro ruolo anche nella società contemporanea.

La mostra espone tante collezioni etnografiche dimenticate – FB MIC
Insomma, si tratta di un’impresa che mette in luce le connessioni profonde tra fiabe, arti, tradizioni popolari e la storia reale che riflettono, usandole come struttura narrativa in grado di offrire una chiave di lettura simbolica del nostro passato insieme al nostro presente: da società agropastorale a società industriale e post-industriale. Il progetto, curato da Massimo Osanna, direttore generale dei Musei e Andrea Viliani, responsabile del MUCIV, insieme a un’équipe multidisciplinare, si è ispirato a Italo Calvino.

Un gioco d’epoca – FB MIC
Lo scrittore, infatti, affermava che “le fiabe sono vere” perché connettendo fra loro il mitico al quotidiano, l’individuale al collettivo, il naturale al culturale, il selvatico al domestico, ci aiutano a comprendere il mondo che ci circonda. La mostra, che finirà a marzo del prossimo anno, si configura dunque come un vero e proprio manifesto di cultura pubblica che ridefinisce il ruolo stesso del Museo, che intende diventare un’esperienza inclusiva e plurale, laboratorio d’incontro e confronto, trasformazione e partecipazione oltre ogni barriera.

In mostra ci sono attrezzi agricoli, ex voto, strumenti musicali e tanto altro – FB MIC
Il PNRR, come ha rimarcato Osanna, ha destinato 300 milioni di euro all’investimento per la rimozione delle barriere in musei, biblioteche e archivi. I visitatori attraverso le avventure di Elio – la nuova fiaba di Elena Zagaglia – saranno coinvolti nell’incontro con il diverso e il meraviglioso, per trasformare la paura dell’ignoto in occasione di consapevolezza e crescita. La mostra, da ultimo, invita all’interazione, chiedendo al pubblico di contribuire con i propri oggetti e ricordi, trasformando le “storie ancora da raccontare” in “tradizioni viventi”. E poi, come diceva il poeta francese Paul Valéry: In principio era la Favola. E vi sarà sempre.

Il PNRR ha destinato 300 milioni di euro per la rimozione delle barriere in musei, biblioteche e archivi – MIC