venerdì, Ottobre 2, 2026
Attualità

A Lourdes, nascosti i mosaici di Marko Rupnik

Quando Papa Leone XIV arriverà al santuario, la facciata della basilica di Notre-Dame-du-Rosaire a Lourdes, ricoperta dal 2008 dai mosaici del sacerdote Marko Rupnik, sarà completamente scomparsa dietro dei pannelli.

A prima vista, sembra quasi impensabile. La visita del Papa è un evento storico di grande importanza per la Francia e si nasconde la basilica di Lourdes dietro dei brutti teli? Il fatto è che le opere del sacerdote e artista mosaicista, conosciuto in tutto il mondo, sono diventate da qualche tempo il simbolo della vergogna per la Chiesa. Padre Rupnik è accusato di stupro da una ventina di donne, diverse delle quali religiose.

Ora, Papa Leone XIV non viene soltanto a Lourdes per pregare davanti alla grotta di Massabielle. Deve anche incontrare alcune persone vittime di abusi sessuali commessi nella Chiesa. Tra queste vittime, o tra la folla, potrebbero esserci anche alcune delle vittime di padre Rupnik. Donne che non possono e non vogliono ritrovarsi – nemmeno attraverso un’opera d’arte – di fronte all’uomo che le ha ferite nella carne, nella mente e nell’anima, come hanno del resto lasciato intendere più volte davanti alle autorità ecclesiastiche del santuario, inizialmente restie a coprire i mosaici.

Alla fine, però, a forza di parlare, sono riuscite a rompere le resistenze dei responsabili del santuario: quando Leone XIV ripartirà, i pannelli installati sull’intera facciata non verranno rimossi. I mosaici resteranno nascosti per sempre, come segno di rispetto nei confronti delle vittime di Marko Rupnik.

La vicenda è tanto più grave e imbarazzante per la Chiesa, comprese le più alte sfere del Vaticano, in quanto Marko Ivan Rupnik è una vera celebrità. Considerato in tutto il mondo uno dei maggiori artisti dell’arte sacra contemporanea, ha beneficiato dell’amicizia e del sostegno di diversi papi, pur senza appartenere alla loro ristretta cerchia di consiglieri.

Un esempio? Nel 1996, Giovanni Paolo II gli chiede di rinnovare la cappella Redemptoris Mater, l’oratorio privato dei papi situato all’interno degli appartamenti pontifici, in Vaticano. Wojtyła, come lo chiamavano gli italiani, gli commissiona inoltre alcuni mosaici per completare l’opera.

Un altro esempio? Nel 2016, Francesco chiede al sacerdote-artista, appartenente come il Papa argentino alla Compagnia di Gesù, di realizzare il logo del Giubileo della Misericordia. Non solo: il primo Papa gesuita aveva fatto collocare sulle pareti del suo appartamento, nella residenza di Santa Marta dove abitava dopo aver rifiutato di trasferirsi negli appartamenti pontifici del Vaticano come i suoi predecessori, alcune opere artistiche – tra cui un’immagine di San Giuseppe dormiente sormontato da un angelo – riconducibili all’atelier di padre Rupnik.

La reputazione dell’artista di origine slovena è tale che, nel 2008, le autorità ecclesiastiche del santuario di Lourdes gli chiedono di decorare la facciata della basilica in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Vergine. Una commissione importante per padre Rupnik, incaricato di tradurre in mosaici i misteri luminosi del Rosario introdotti da Giovanni Paolo II.

E poi, una mattina, tutto crolla.

Il teologo-artista, le cui opere ornano circa 230 chiese e cappelle in tutto il mondo, viene ufficialmente accusato di stupro. È il 2022. Eppure, la gerarchia ecclesiastica era stata messa al corrente degli agiti di Marko Rupnik molto prima.

Già nel 1993, infatti, una prima denuncia era stata presentata internamente presso l’ordine dei gesuiti da una religiosa della Comunità di Loyola, cofondata in Slovenia da padre Rupnik. La congregazione, che sarà sciolta dal Vaticano nel 2023 quando lo scandalo esploderà in tutta la sua ampiezza, segue la spiritualità ignaziana ispirata a sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù.

Mentre il mondo intero festeggia l’arrivo dell’anno 2000, le lettere dettagliate di circa ventidue religiose, nelle quali raccontano il loro calvario, vengono trasmesse alle autorità religiose competenti. Purtroppo, la vicenda viene insabbiata.

Nel 2015, tuttavia, padre Rupnik, che sembra evidentemente sentirsi al riparo da qualsiasi conseguenza, aggredisce sessualmente una donna durante una confessione e poi le impartisce l’assoluzione. Viene brevemente scomunicato.

La vera svolta arriva nel 2022, quando la stampa italiana raccoglie le testimonianze particolarmente agghiaccianti delle religiose e solleva il velo sull’intera vicenda Rupnik.

Nel 2023, i gesuiti lo espellono infine dal loro ordine, dopo aver giudicato le accuse mosse contro di lui di «altissima credibilità». Ma il sacerdote non viene ridotto allo stato laicale, come avrebbe richiesto un cardinale gesuita secondo il media italiano Il Sismografo, vera e propria testata di riferimento per l’informazione religiosa.

Allo stato attuale, il processo penale canonico a carico di Marko Rupnik è ancora in corso. Non rischia alcuna sanzione penale civile, come il carcere, poiché i fatti che gli vengono contestati sono prescritti nei Paesi interessati.

Il tribunale ecclesiastico, invece, può ridurlo allo stato laicale, scomunicarlo – questa volta definitivamente – e inoltre impedirgli di insegnare teologia, dirigere comunità spirituali o risiedere in determinati luoghi. Può anche vietargli di realizzare nuove opere di arte sacra per edifici cattolici e disporre la copertura delle opere precedenti.

Insomma, il minimo sindacale…

Alla vigilia della visita del Papa a Lourdes, il nome di Marko Rupnik è sulla bocca di molti e una domanda rimane sul tavolo: perché l’istituzione ha chiuso gli occhi per così tanti anni?

C’è poi un altro elemento, tutt’altro che secondario: lo scandalo getta un’ombra ingombrante sulla memoria di Papa Francesco, che aveva adottato diverse misure di primo piano contro gli abusi sessuali nella Chiesa. Sulla gestione del caso Rupnik, invece, il Papa argentino e la Compagnia di Gesù sono stati fortemente criticati, e non soltanto dalle vittime.

Alcuni hanno persino richiamato l’appartenenza di padre Rupnik al mondo gesuita, da cui proveniva lo stesso Francesco, sollevando interrogativi sulle eventuali protezioni di cui avrebbe potuto beneficiare all’interno della gerarchia ecclesiastica.

Con l’elezione di Leone XIV, le cose hanno preso un’altra piega.

Poche settimane dopo l’elezione del Papa americano, il Vaticano ha rimosso dal proprio sito le immagini delle opere di Rupnik. Il media religioso statunitense America Magazine sostiene persino che Leone XIV avrebbe personalmente chiesto che tali immagini non venissero più utilizzate dai media della Santa Sede.

E a Lourdes, i mosaici che decorano la facciata della basilica sono ormai nascosti da pannelli.

Decisioni importanti sul piano simbolico: la Chiesa ha scelto di cancellare le tracce dell’artista per manifestare il disagio che quelle opere suscitano.

È sufficiente?

La parola alle vittime.

Autore

  • Di origine francese (o per meglio dire nata e cresciuta a Parigi), ormai da alcuni anni è residente in Italia dove alterna la professione di insegnante della sua madrelingua con la passione per la scrittura, il giornalismo e la politica internazionale.  Grazie a questa collaborazione mediaquattro.it allarga i suoi interessi - appunto - ai temi di attualità politica e sociale, e non solo a quelli italiani

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